Due famose statue greche in marmo attribuite, secondo le ipotesi più accettate, l’una ad un ambiente attico provinciale, con datazione intorno al 530 a. C., l’altra, di pochi decenni posteriore alla prima, forse all’ambito attico più proprio, sono dal 25 novembre le protagoniste della mostra “I Kouroi Milani – Ritorno ad Osimo.
Enrico Paribeni considera anzi le due sculture “tanto più strane e singolari per essere apparizioni addirittura uniche nel patrimonio artistico dell’Italia continentale…e rare anche nelle città greche del sud”. Le due statue compaiono ad Osimo nel 1741, come attestato da un carteggio del 1760, conservato nella biblioteca Oliveriana di Pesaro, nel quale appunto l’Abate Olivieri scrive al canonico osimano Luca Fanciulli chiedendo notizie di quelle due statue greche da lui ammirate due decenni prima, in occasione di un soggiorno ad Osimo, ov’era stato ospite del Vescovo Compagnoni.
Confluite poi nella collezione di antichità della nobile famiglia Briganti – Bellini, le due sculture rimasero nella cittàmarchigiana fino al 1902, quando Luigi Adriano Milani, Direttore del R. museo Archeologico di Firenze, le acquistò per tale museo, dove tuttora si trovano.
L’interesse per questi monumenti di straordinaria forza e bellezza è aumentato dall’incertezza sulla loro origine, che dovrà costituire un indirizzo di più approfondita ricerca, e dalla loro collocazione, comunque, in uno dei fenomeni artistici più rivelanti dell’arcaismo greco, che vede altri rappresentanti di varia epoca diffusi nel mondo adriatico e nelle Marche stesse: il piccolo Kouros da Pioraco ed in Emilia Romagna quello di Marzabotto, di cui rimane il frammento della bellissima testa lavorata. Le opere di Pioraco e di Marzabotto, presenti nel catalogo De Luca. Saranno esposte in mostra a Osimo.
In occasione della chiusura della mostra si terrà, nelle città di Urbino e Osimo, un convegno internazionale di studi sul tema “I Kouroi greci in Adriatico”
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