Maschere, animali fantastici, volti di uomini e di donne catturati in un riflesso su una superficie lucida. Indistinti a volte, più definiti in altre, sono degli indizi di azioni che hanno luogo nei mondi creati da Daniele Camaioni (Ascoli Piceno, 1978).
Dodici Landscapesche più propriamente possono essere definiti scenari visto che in essi non domina il silenzio, ma l’attesa. Descrivono istanti, momenti che, pur privi di coordinate spazio–temporali, sono carichi di eloquenza narrativa. La stessa delle scene singole dei fumetti, dove non vi sono parole, ma che, a differenza di questi ultimi (con i quali
Il giovane artista ascolano consegna così alla nostra immaginazione dei fondali ideali di scenografie che aspettano solo di venire animate attraverso la nostra creatività. Una poetica coerente e decisa che viene espressa nelle opere presenti in questa personale, frutto di un anno di lavoro, l’ormai chiuso 2003, nelle quali vengono riassunte ed elaborate le conoscenze dell’artista. Fra queste, l’amore per il genere fantasyche lo porta, così come avviene durante la lettura di un romanzo, ad identificarsi nel protagonista e ad inserire frequentemente la sua fisionomia fra quelle che si specchiano
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cristina petrelli
mostra visitata il 22 gennaio 2004
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