Non è possibile vederlo, né identificarlo con precisione. Non si sa dove vive, né come sia fatto. Kid Napped esordisce con questa personale grazie all’opera di convincimento degli artisti Maicol&Mirco. L’unico modo di comunicare con lui, dichiara Maicol in un’intervista, è tramite il suo sito internet: alifewithoutyou.com. Niente telefono o cellulare. Di lui si sa solo che ha circa trent’anni e che in passato ha avuto una vita normalissima, fatta di socializzazione, come tutti noi. Ma ora no, ora non è più possibile incontrarlo. Fattori di vario tipo, fra i quali l’agorafobia e paure d’ogni genere, gli impediscono di uscire di casa e di incontrarsi con gli altri. L’unico modo che Kid Napped ha di rendersi conto di dove si trovi è attraverso mezzi di comunicazione: giornali, libri, televisione e internet. Insomma, l’ennesimo caso di artista mai esistito ed inventato a tavolino?
Il suo non è un percorso artistico pianificato, non c’è un’ideologia sistematica all’origine dei lavori. In mostra ha esposto tre frame da video stampati su alluminio che rappresentano giovani donne orientali tratte da filmati porno che circolano su internet. Le immagini di cui si serve Kid Napped vengono a volte semplicemente estrapolate e riprodotte, in altre occasioni rielaborate, con fusioni e rispecchiamenti che tendono a nascondere quello che è il reale soggetto per trasformarsi quasi in decorazioni modulari.
Allestite in sontuose cornici dorate, l’artista presenta poi delle lettere d’addio di kamikaze giapponesi. Scritti che parlano del sacrificio della propria vita in termini di dovere verso lo Stato, con toni cerimoniali e nazionalisti. Sicuramente Napped non si preoccupa della qualità del mezzo tecnico usato, privilegiando quello di più rapida acquisizione: dai video fatti con il telefonino alle macchine fotografiche digitali, fino al computer e internet. Pur senza usare parole in prima persona l’artista cerca di dire la sua, di raccontarsi, offrendo inevitabilmente una visione soggettiva. Da questo origina A life without you il progetto che sta portando avanti e dal quale deriva anche il titolo di questa personale.
A tutto questo si aggiunge Voi che fate quest’estate? il frizzante collegamento giornalistico, effettuato direttamente da una spiaggia assolata, offerto dalla Louse Gallery. Il traffico in attesa dell’esodo estivo, le code in autostrada, il caldo. Insomma tutto quello che l’estate riserverà di certo. Niente sorprese.
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Marina Bolmini
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cristina petrelli
mostra visitata il 28 maggio 2006
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