Novant’anni fa Pericle Fazzini nasceva a Grottammare. Oggi negli spazi espositivi ricavati dal restauro dell’ex Teatro dell’ Arancio la città rende omaggio al suo più celebre artista esponendo per la prima volta parte dei lavori finora appartenuti a Lisa Schneider, la modella di Fazzini. Questi pezzi, recentemente acquistati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno, saranno destinati in un futuro prossimo al costituendo museo dedicato all’artista.
Inaugurata pochi giorni prima di Natale, la mostra conduce lo spettatore attraverso i lavori esposti seguendo la formula Natale / Luogo-dei-natali. Ad essere esposte sono prevalentemente opere non scultoree: dai freschi e rapidi segni degli autoritratti, si arriva a lavori legati al tema del Natale, tra cui il piccolo e suggestivo angelo in argento pieno e la Natività in argento dorato, lavori esemplari della capacità di trattare la materia con vitale leggerezza, seguendo non la naturale staticità della materia stessa ma anzi scovandone lo slancio, come animandola da dentro attraverso un soffio vivificante .
Interessante e prezioso il percorso attraverso i disegni e le opere grafiche: qui è la natura del luogo natio che trova felicemente soggiorno nella creazione artistica. Riemergono i puntelli di una continua rimembranza del luogo di nascita che mai smette di vivere nella memoria di Fazzini durante tutta la sua permanenza romana: il mare ondoso, i gabbiani in volo, la spiaggia costellata di pietre, la vegetazione spontanea che si anima alla brezza marina; di nuovo il vento e la materia, il volo e la pietra. L’occhio e la mano dello scultore Fazzini fermano sulla carta i temi e la materia di cui la sua arte plastica si è nutrita incessantemente.
La continuità stilistica dei lavori nell’intera opera grafica di Fazzini è evidente (anche quando, come in molti lavori esposti, la datazione sia ancora da verificare), così come lo è la sua ispirazione poetica di partenza che nasce da un dato senz’altro autobiografico, mitigato dall’artista che continuamente pone il dato reale, fisico, naturalistico a confronto con l’elaborazione fantastica, con il processo trasformatore del gesto e del segno fermo che metamorfizza. L’occhio di Fazzini coglie, già nella natura in nuce, ciò che solo la sapienza tecnica e l’aspirazione all’armonia sapranno condurre a monumento, con la consapevolezza dell’artista e l’umiltà dell’artigiano unite nella necessità del lavoro.
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