Nel panorama marchigiano delle esposizioni d’arte contemporanea, le mostre che ormai da qualche tempo si susseguono nello splendido spazio della Mole Vanvitelliana hanno sicuramente un carattere particolarissimo. La collaborazione, infatti, ed il patrocinio della Commissione per le Pari Opportunità della Regione Marche nella scelta degli artisti e nella preparazione degli allestimenti hanno sicuramente favorito una prospettiva al femminile, che sin dai primi mesi dell’anno ha visto partecipazioni importanti quali quelle di Stefania Massaccesi e Nori De’ Nobili.
È in questo progetto di promozione che si inserisce l’esposizione della pittrice veneziana Serena Nono. Le sale del piano terreno della Mole Vanvitelliana si riempiono di un’atmosfera quasi magica, mistica, dove il silenzio e la contemplazione diventano delle necessità pressanti nell’osservare le opere.
Preghiera e silenzio, le due parole che compongono il titolo dell’esposizione, già da sole ci fanno capire il carattere intimo e fortemente introspettivo della pittura della Nono, dove i corpi, i volti e le figure diventano immagine di qualche cosa che va oltre la realtà tangibile del nostro mondo.
“Il senso interessato dal fenomeno della preghiera è dunque fondamentalmente l’udito. Le tele di Serena Nono invece, ribaltano questa prospettiva e affidano alla visione il compito non solo di registrare i nuovi percorsi interiori a cui siamo chiamati in questo momento particolare di disordine e frastuono, ma anche i contenuti di queste mute preghiere” con queste parole Antonio Luccarini spiega, nel testo introduttivo al catalogo, il rapporto tra coscienza e rappresentazione tra ciò che spinge la Nono a dipingere ed il prodotto finito.
La forza espressiva è notevole, la tecnica – che riprende la lezione tardo ottocentesca – crea nelle tele una sorta di contraddizione interna che ne aumenta l’interesse e l’effetto; le immagini sono quiete, rappresentano figure in contemplazione avulse dal reale, ma il tutto è definito con pennellate dal ritmo nevrotico, da colori che si intrecciano in splendidi vortici cromatici.
In Serena Nono l’arte è più che mai necessità. I suoi quadri sono delle vere e proprie porte dimensionali che si aprono sulla coscienza dove la tecnica diventa sintomo di un moto interiore, di un’urgenza che piega lo stile alla velocità e soprattutto alla volontà della rappresentazione.
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