Ancora una volta il Gratis Club di Senigallia dimostra la sua particolare attenzione nei confronti della sperimentazione.
E’ la volta di Maurizio Cesarini che inaugura la stagione espositiva con una selezione di opere tratte dal suo ultimo progetto: Works. Con questi immensi c-print che prendono possesso delle pareti, l’artista prende in esame i controsensi della fotografia come mezzo tecnico ed espressivo. Le opere, infatti, non sono firmate, non sono autenticate, sono prive di ogni riferimento che
L’azione concettuale, che sottende a tutta l’operazione, non si ferma all’opera finita, ma risale interamente il ciclo produttivo insinuandosi nello stesso processo mentale che l’ha generata.
Sacchi di immondizia accatastati, un legno sulla riva, una sedia o due flaconi di candeggina diventano quindi opera d’arte; ma non tutto lo diventa allo stesso modo, è di nuovo l’artista a decidere quando, perché, ma soprattutto in che modo, un oggetto comune si trasforma in oggetto artistico. Una scritta definisce questo processo. Un chiaro corsivo bianco apposto quasi per sbaglio diventa etichetta inscindibile dall’opera. Alcune foto riportano la dicitura my work, queste sono
Cesarini, personalità complessa e spiazzante, tende attraverso il suo lavoro ad annientare (con pieno spirito dada) i cliché tipici dell’arte.
La distruzione si rivolge principalmente nei confronti del rapporto tra opera ed artista, ma ciò che viene messo in discussione è soprattutto il concetto stesso di arte. I mezzi espressivi sono diversi, dalle performance che in passato lo hanno visto protagonista nel distruggere i suoi stessi dipinti, alle date di scadenza applicate sui quadri, alle tele bianche appese in galleria.
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