Il Museo dell’Illustrazione Comica fin dalla sua nascita affianca all’esposizione permanente di opere dei maggiori disegnatori e illustratori italiani, esposizioni temporanee tese a far conoscere giovani artisti e illustratori. La collettiva attualmente ospitata nei suoi locali ha coinvolto 25 artisti, chiamati a declinare al plurale il personaggio di Pinocchio.
Il burattino ideato da Collodi è un mutante per antonomasia, destinato a trasformare la sua natura e la sua essenza attraverso azioni e imprevisti continui. Alla stessa maniera ha operato le sue scelte il curatore Marco Martellini, che torna nel museo (che inaugurò con una sua personale nel 2003): nessuna tecnica artistica e nessuna fonte ispirativa sono escluse nella scelta dei lavori. Troviamo così interventi che attingono sia al personaggio collodiano che alle sue interpretazioni più recenti, come quella di Roberto Benigni (a cui, peraltro, è dedicata una sezione permanente nel museo) fino a spingersi verso traduzioni del tutto originali.
I lavori più in linea con la natura del museo sono quelli di Martellini, Samanta Bartolucci e Andrea Rossetto che strizzano l’occhio alla tradizionale caricatura, ma non mancano tele e tavole (Cuomo, Zechini, Borraccini), vignette (Santi, Carella, Tonus, Campani) e disegni (Nespeca, Granato, Vizzi) come quello di Marco Marilungo in cui Pinocchio diventa un complesso intrico di ingranaggi meccanici.
Più elegiache le interpretazioni di Giordana Galli, che propone delicate ed eleganti illustrazioni dal sapore infantile, o quelle di Carlo Bachetti ed Annalisa Piergallini, o le fotografie di Giuseppe di Caro. C’è anche chi si spinge oltre le due dimensioni: Manuel Riz propone un burattino appeso al soffitto che è ancora un tronco intatto, mentre Tiziana Baiocchi decora due lastre di travertino da cui spuntano le estremità lignee di Pinocchio. Particolarmente interessanti i lavori meno ortodossi che indagano sul lato inquietante del burattino. Pinocchio diventa protagonista di una favola parallela a quella che conosciamo nei disegni di Bultrini, poi onnivoro tronco non sradicato dal terreno che divora pure la fata turchina in un bel disegno di Marco Cannella, oppure fa harakiri col suo stesso naso in una stampa di Alessandro Pizzingrilli. Esempi irriverenti in uno spazio espositivo che dell’irriverenza (e non solo della leggerezza) fa il suo baluardo.
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