Migliaia di foto tappezzano le pareti. Come fossero tanti occhi invitano a soffermarsi, richiedono attenzione. Sono di piccolo formato e mantengono il ruolo discreto di testimonianze, senza pretendere quello di primo piano delle riproduzioni. Sono scatti semplici, privi di una specifica competenza tecnica, ma ciò che conta è la loro ragion d’essere. Si tratta di fermare uno scenario urbano evidenziando quei segnali personali, eseguiti da artefici anonimi, che lo rendono unico. I graffiti, i poster, gli stencil, gli adesivi e tutto quello che interviene sull’esistente, è già di per sé un gesto che rappresenta la voglia di dire la propria.
Sulle ragioni profonde di tali linguaggi espressivi si potrebbero sollevare mille argomenti e le implicazioni sono le più svariate: dall’ambito sociale al periodo storico, dalla politica all’arte. Sicuramente c’è tutto questo e anche altro, ma l’intento della mostra non è quello di dare un orientamento critico a tale tipo d’interventi. Lo scopo è quello di vedere la città come una vasta galleria d’arte in costante evoluzione, in cui ogni luogo può essere variato e trasformato, senza limitazioni. La voglia, guardando le foto esposte, è proprio quella di andare, intervenire, fare. Come fosse una zona libera da obblighi e condizionamenti, nella quale ogni operazione può rientrare purché soddisfacente ed efficace, l’arte viene vissuta come un istinto che porta ad agire seguendo una necessità interiore. Il progetto non vuole quindi fermarsi a singole città o determinate nazioni, ma vuol essere il più possibile esteso e onnicomprensivo. Art in Cities è, infatti, un’iniziativa no–profit che vuole coinvolgere il maggior numero di persone.
Curata da Sander Boschma, è ideata e realizzata dalla Galerie de Meerse di Hoofddorp in Olanda, da Jeroen Boschma, da Ruud Boel, da Caspar Van Ette e da Fermke Hoogland. Il progetto è sponsorizzato dal Ministero dell’Istruzione, della Cultura e della Scienza Olandese.
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cristina petrelli
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