Un’opera monumentale formata da due pannelli, collocata in una stanza fin troppo piccola per contenere l’impatto emotivo che riesce a provocare. Sotto di essa, sul pavimento, quasi come se si rispecchiassero l’una nell’altra, una rielaborazione fotografica che sembra aver instaurato con l’enorme dittico un muto dialogo; un rapporto di intima condivisione di significati da far venir voglia di entrare in punta di piedi per non disturbare. Così si presenta al visitatore l’allestimento della mostra Gemine Muse 2004, che vede protagonisti ad Ancona la celebre tela di grandi dimensioni Trasporto di Roma (1994) di Enzo Cucchi e la stampa digitale Mare Nostrum (2004) di Giovanni Gaggia. E così la Pinocoteca Francesco Podesti, diviene uno dei 36 musei aperti a 106 giovani artisti, pronti a confrontarsi con i grandi maestri del passato dando nuova energia vitale alle sedi espositive. Giunta alla sua terza edizione, la rassegna Gemine Muse coinvolge quest’anno per la prima volta oltre ai musei di 28 città italiane, anche 8 paesi europei, dando respiro internazionale ad un appuntamento divenuto di grande interesse.
E’ nel cinquecentesco Palazzo Bosdari, situato nel cuore più antico di Ancona, che Enzo Cucchi -la cui stessa pittura del resto è stata ed è una constante fusione tra passato e presente- offre con Trasporto di Roma lo spunto fondamentale di meditazione per Giovanni Gaggia.
Avvalendosi del dialettico rapporto tra tecnica fotografica e intervento pittorico, Gaggia riprende una foto di se stesso immerso nelle acque dell’Adriatico alle prime luci dell’alba, eleggendosi a indifferente spettatore del dolore per l’inarrestabile dramma della condizione umana. Condizione che è rappresentata in modo eloquente dalla figura papale china sul bastone pontificio. “Se Cucchi ha rappresentato Roma simboleggiata da teste femminili nella tempesta marina”, ricorda Roberta Ridolfi curatrice della mostra, “Gaggia ha lavorato sul proprio corpo, creando un’opera autocelebrativa e provocatoria. E al colore viola, che è anche il complementare dei riflessi gialli che irradiano l’opera di Cucchi, Gaggia affida il compito di gridare lo scandalo della sconfitta, alludendo alla figura papale”. E l’utilizzo consueto da parte di Gaggia del mezzo fotografico in contrasto con l’intervento pittorico, sembra fare da eco all’uso di una tecnica mista anche nella tela di Cucchi, che dipinge ad olio, ma colloca un sole di terracotta all’estremo orizzonte dell’opera.
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