La seconda metà del viaggio nella storia del Ducato roveresco mostra molti esempi di oggetti d’arte e manufatti, esprimendo la profonda integrazione rinascimentale tra le arti maggiori e minori, tra l’arte e la decorazione, tra il sacro e il profano che avanza sempre di più sotto la spinta di un rinnovato rapporto con la bellezza, oltre che tra fede e scienza.
La fragile bellezza policroma della ceramica è accolta nella capitale politica del Ducato, Pesaro, città aperta ai traffici sul mare: qui si possono ammirare le atmosfere campestri evocate nei dipinti di Dosso Dossi e Bronzino, più un centinaio di ceramiche decorate giunte da tutta Italia e musei stranieri per illustrare la felice stagione della produzione locale sotto i Della Rovere nei centri della valle del Metauro, soprattutto Casteldurante (Urbania), città in cui Cipriano Piccolpasso nel 1548 compone il trattato Tre Libri dell’Arte del Vasaio con segreti, regole e credenze magiche.
Spesso assenti per motivi di guerra, i duchi rovereschi permisero un virtuoso governo femminile dello Stato, da parte delle consorti provenienti dalle maggiori casate italiane. Energiche e colte, esse gestirono la politica e il clima culturale delle corti. Oltre a circondarsi di poeti, incrementarono l’oreficeria e le arti minori, come la tarsia lignea che eccelse nel ducato. Luminoso esempio, Elena Gonzaga che alla guida dello stato condurrà i lavori di ampliamento della Villa Imperiale di Pesaro, edificio monumentale e scrigno colmo di minuti cortili e giardini all’italiana, ampliato da Girolamo Genga e affrescato da Raffaellino del Colle con le imprese compiute da Francesco Maria I, e con sale dipinte da Dosso Dossi e dal Bronzino. Di proprietà privata, il complesso sarà aperto in particolari ristretti orari in occasione della mostra. E’ una delle tappe obbligate della storia roveresca.
Decine di disegni impiegati come modelli per la preparazione delle rinomate decorazioni delle ceramiche, conducono alla sala conclusiva di una mostra che non tralascia l’importante rapporto tra i duchi e la scienza. A Urbania sono riuniti i compassi, gli orologi solari e gli astrolabi decorati provenienti dallo Studiolo di Federico di Montefeltro, già cultore della scienza e dell’arte, tanto che per lui Piero della Francesca scrisse il suo trattato sulla prospettiva. Tra i ritratti di alcuni scienziati dell’epoca gravitanti intorno alla corte urbinate, spicca il ritratto di Galileo Galilei, del Sustermans, finito anch’esso a Firenze dopo l’estinzione della dinastia.
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