Era il 1959 quando Enrico Castellani decise di abbandonare l’esperienza informale per abbracciare una ricerca che rivelasse le potenzialità della superficie della tela e le sue possibili tensioni; ciò si concretizza in procedimenti di rielaborazione dello spazio creativo, attraverso l’applicazione di chiodi nella parte retrostante la tela, denominati estroflessioni. E’ a questo periodo plastico dell’artista -che rifiuta il compiacimento sentimentale del figurativo e sposa l’analisi oggettiva e la razionalità- che si riferisce il connubio con l’opera di Gioacchino Rossini in
L’esposizone è caratterizzata dalla presenza di 4 coppie (2 opere ogni coppia), che determinano associazioni e rinvii semantici piuttosto complessi. L’insieme diventa una sorta di gioco di abilità, in cui dei fili si intrecciano l’uno sull’altro. Tutto ha motivo di esistere nella sua complessità ed interezza: ogni elemento rinvia all’altro, con un meccanismo di appropriazione del senso continuamente in movimento.
Una simile composizione segnica, obbliga l’osservatore (destinatario del messaggio), a decodificare la comunicazione in atto in quel momento attraverso uno schema che rompe l’unidirezionalità ed abbraccia la diade
Diventa piacevole quindi addentrarsi in una dimensione tanto complessa quanto affascinante, soprattutto per quell’estremo bisogno di istruzioni di lettura e soprattutto di allenamento alla lettura, senza i quali un simile progetto artistico non sarebbe totalmente percettibile.
La mostra è una composizione ricca di tre diverse categorie di gruppi o meglio di trucchi da svelare: la prima è la successione numerica seriale da Uno a Sette, che si mescola ad una serie verbale che si attua per associazioni linguistiche, seguita da una dimensione più pittorica, evidente soprattutto nella geometria e nel cromatismo delle Cinq Voyelles (Cinque Vocali) o nella regolarità-irregolarità di Tre Quadri.
In uno scritto intitolato l’Antifonario, Paolo Fabbri assicura che … c’è un altro gioco più generale e segreto che pervade quest’ opus incertum nel suo significante e significato, nella musica e nel pensiero: L’Antifona.
Allora…ci sembra di aver colto il vero filo rosso della mostra: Castellani ci chiede di mettere in moto tutte le nostre potenzialità percettive e sensoriali, per non lasciare che l’arte sia uno spettacolo impenetrabile.
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katia d’angelo
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