Il lungo percorso artistico di Augusto Romolo Schiavoni è presente in questa antologia di opere in modo necessariamente parziale, data l’esiguità dello spazio a disposizione, ma tutta l’essenza della sua arte è ben rappresentata dai pezzi sapientemente esposti a formare una sorta di consuntivo.
Nelle sale dell’atelier troviamo infatti bassorilievi, sculture, busti, medaglie, disegni, in cui l’artista ci parla di sé attraverso le forme da lui create. Se nei ritratti a mezzo busto troviamo la necessità, più del committente che dell’autore, di una rappresentazione del reale, è invece nelle opere di arte sacra, nelle sue maternità, nelle sue donne che troviamo quell’operare speculativo individuale da cui l’artista trae godimento ed il fruitore contemplazione.
Ciò che immediatamente colpisce in Schiavoni è il tema della maternità che sembra fondersi con il sacro. Le sue madri seguono linee avvolgenti e tondeggianti ed il figlio viene a volte rappresentato immerso nelle morbide volute delle vesti, come a formare un insieme unico con la madre, oppure a volte sembra erompere via dalla figura materna e liberarsi nell’aria per distaccarsene, ultimo atto della creazione. In tali forme femminili ammantate, pudiche e verginali, queste madri sembrano diventare Madonne, per cui il generare diventa atto sacro ed il vincolo materno – sottolineato dall’intrecciarsi delle linee – assomiglia ad un nodo in cui due persone sono misteriosamente legate da una volontà superiore, divina.
Notevole è La Marchigiana con bambino in cui un altro tema ancora affiora: l’acqua come elemento vitale.
Meritano particolare attenzione le sue “donne”, figure eleganti e stilizzate che sembrano voler incarnare l’eterno dualismo della donna come moglie-madre e come creatura angelicata. I fianchi, spesso larghi, accentuati dai drappeggi legano la donna alla madre terra ed alla sua natura uterina, mentre il busto esile ed il collo allungato alla Modigliani sembrano volersi protendere verso il cielo.
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Roberta Cardinali
mostra visitata 2.III.2002
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