E come potrebbe essere altrimenti? Mettete dieci artisti, per lo più giovanissimi e quasi emergenti, aggiungete la totale diversità tecnica e concettuale con la quale essi lavorano ed avrete quello che a prima vista potrebbe sembrare un magmatico insieme di personalità, potenti e complesse al tempo stesso, che non hanno nulla a che spartire l’una con l’altra. Sbagliato. Gli artisti
Per questi motivi il cubo dei mille Flash Art falsi di Zak Manzi-Angelo Rossi, ridicolizzazione del sistema artistico e della sua pretesa d’infallibilità, si sposa così bene con il Genetics di Caterina Notte, simbolo dell’avatar , del doppio virtuale, la cui presenza attrae e destabilizza al tempo stesso.
Così come l’installazione Metastasi di Filippo Sorcinelli, (uno dei lavori più complessi della mostra) è denuncia e condanna del potere religioso ed insieme speranza di riscatto dalla sua corruzione; le opere di Giuseppe Restano sono dei banali oggetti sottratti a forza dal nostro spazio domestico e riconsegnati sotto forma di oli dalle tinte calibratissime, con un taglio fotografico estremamente ricercato che ne spiazza la nostra usuale percezione, trasformandoli in elementi nuovi e stranianti.
Mentre i grattacieli piatti e vuoti di Marco Nemeo sono icone della nostra esistenza. La strada che attraversiamo per andare in ufficio, il palazzo che vediamo dalle finestre di casa, i grandi disegni a carboncino della giovane francese Anne Lhèritier, che ritrae i cortili dei grandi palazzi della periferia milanese, ci ricordano l’esistenza del dettaglio che non si vede, o forse nella fretta, non si guarda.
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