Nel piccolo centro storico di Altidona si è svolta la IX edizione di Stanze Aperte, collettiva di giovani artisti coordinata da Nazareno Luciani che si snoda nel cuore della città, in un particolare contenitore espositivo che consente anche al fruitore inconsapevole di imbattersi in tanti piccoli ambienti disseminati nel tessuto urbano e scoprirne, a partire dalla vita di tutti i giorni, il valore e la forza espressiva.
Ai 17 artisti coinvolti nella rassegna è stata affidata una stanza dove intervenire con operazioni estetiche che rivitalizzano lo spazio. Si passa con disinvoltura dalla pittura alla fotografia all’installazione e, quest’anno, una performance di Chiara Gerosa ha animato il giorno dell’inaugurazione. Massiccia la presenza della pittura in declinazioni ed accezioni differenti, dalle forme manierate di Marina Chkouratova, Paola
Particolarmente adatti alle superfici scabre e ruvide gli interventi installativi di Alessandro Di Giambattista e Matteo Serafini in cui tante frecce sospese e direzionate creano un ambiente ostile. Nell’installazione Sogno di una notte di mezz’estate di Mona Lisa Tina 350 farfalle producono strane metamorfosi nella magica alchimia della natura e nella poesia del battito lieve ed impercettibile delle ali; queste, in un attimo di estrema fragilità, assumono il profilo di un cavallo posandosi a terra, per contrastare l’azione del vento. Anche Paolo Gobbi propone un’installazione ambientale, realizzata con gesso e grafite dalla presenza quasi impalpabile, mentre Giuliano Mammoli lavora sulle relazioni tra instabilità e mobilità creando obbiettivi lisergici: dei cerchi concentrici basati su alternanze cromatico-percettive dall’effetto quasi psichedelico accompagnate da
Utilizzano la fotografia e il digitale Perrelli Maria Vittoria e Franco Fiorillo. La prima rappresenta dei particolari fotografici di opalescenti scacciapensieri che si animano e prendono vita nel contatto scivoloso e ineffabile tra l’obbiettivo mobile e dilatato dell’artista e l’epidermide colorata degli oggetti, le cui forme si trasformano in sfuggenti presenze fantasmatiche prive di ogni consistenza oggettuale e si allontanano da ogni referenza reale. Fiorillo parte, invece, dalla realtà in un attraversamento mediale attento ai feticci della comunicazione e dell’immagine pubblicitaria, sia per far riflettere che per rappresentare il loro aspetto più glamour.
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mostra vista il 14 agosto 2003
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