Quella di Mario Vespasiani in The perfumed garden è una ricerca sulla e nella percezione, è una nuova visione, che mantiene comunque il suo amore per i dettagli, e tutte le caratteristiche salienti dei suoi precedenti cicli pittorici. Il suo è un’insinuarsi all’interno della vita intima e sensuale del fiore, unico e celebrato oggetto/soggetto in questa mostra. Abile
Un coinvolgimento sensoriale di straordinario effetto che l’artista mette in moto creando un vero e proprio giardino artificiale attraverso immagini, profumi e suoni. Il tutto in una proposta di opere dal formato quadrato ma di dimensioni differenziate, che si giustificano in un progetto espositivo, che vede installazioni composte da più opere disposte consecutivamente, in modo da formare composizioni a loro volta d’ispirazione geometrica.
Altrettanto particolare lo spazio scelto per la mostra: si tratta di uno show-room, nel quale raffinati ed etnici oggetti assieme a particolari mobili d’arredamento fanno da cornice al mondo ri-creato dall’artista. Infatti, come descritto nel testo del catalogo dalla curatrice Marta Massaioli: […]la ricerca artistica di Mario Vespasiani con quest’ultima mostra sposta l’attenzione dalla pittura come codice d’espressione tradizionale verso la sperimentazione di una pittura intesa come no-code, cioè come contaminazione tra modalità percettive diverse. Un’immagine evidenziata nel contesto chiuso di un museo o di una istituzionale galleria d’arte è un’immagine percepita nella sua purezza, quella stessa immagine presentata in uno spazio dedicato al design contemporaneo riapre la questione sollevata da Andy Wharol sulla contaminazione tra contesto, immagine e rappresentazione, e sulla necessità di tenere sempre aperto il limite di comunicazione tra questi mondi diversi.
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