La grande tela di due metri per tre, che campeggia sulla parete antistante l’entrata, riproduce la locandina del film The Dreamers di Bernardo Bertolucci con pennellate dal tratto rapido, istintivo, che lasciano libero il colore in colature e macchie. Intorno, sulle altre tre pareti, sono disposti i dipinti che costituiscono il nuovo ciclo pittorico di Mario Vespasiani (San Benedetto del Tronto, 1978) che dal recente lavoro del regista italiano prende il nome. Sulle tele i volti di due ventenni, ai loro sguardi ed ai loro atteggiamenti il compito di comunicare gli stati d’animo tipici della loro età. Il rapporto fra di loro, la vicinanza dei corpi che non corrisponde al contatto interiore, i loro sguardi che non si incontrano ma sono fissi in un altrove solo immaginabile, diventano simbolo della condizione sociale delle giovani generazioni.
La relazione fra Alessandra e Nicola, i due giovani ritratti, incarna le istanze tipiche di un periodo, quello durante il quale ci si lascia guidare dai sogni e che, per reazione, sfocia in malesseri, ansie e delusioni.
Oltre ai dipinti vengono esposte anche delle fotografie che testimoniano il percorso seguito dall’artista. A un progetto chiaro ma complesso si accompagna un’altrettanto preciso svolgimento. Dalla scelta dei modelli, casuale ma precisata dalla conoscenza successiva, all’azione, alla fotografia, alla pittura.
La performance, qui ambientata all’interno di una boutique durante l’orario di chiusura, si realizza nella relazione fra i due soggetti, nel compiersi della loro stessa storia. In questa fase il tema iniziale si precisa e si adatta all’azione che vede -nel suo svolgersi- la
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