Il tema del progressivo svuotamento del centro urbano, a fronte di una veloce crescita degli spazi periferici, è stato oggetto di studio per antropologi, sociologi, economisti e urbanisti. La questione, di fatto, coinvolge diversi aspetti del vivere personale e sociale, determinando molteplici risvolti. Uno sguardo d’artista sulla questione non poteva mancare, tanto più in un luogo come la città abruzzese di Montesilvano, dove la problematica è particolarmente evidente. La centrale Via Roma, quella che conduce alla piazza del Municipio, con gli anni ha visto la chiusura di vari esercizi commerciali e il vuoto ora è tangibile e udibile. A parte le auto parcheggiate, non c’è il tipico viavai del sabato mattina, ad esempio, e un’anomala quiete accompagna la passeggiata sino alla piazza centrale. Il luogo del tradizionale incontro, l’agorà, sembra ormai essersi spostata altrove.
Proprio intorno a quella Piazza Armando Diaz si sviluppa la mostra Il vuoto al centro che parte da un’analisi del contesto locale per poi aprirsi a più ampie riflessioni sul tema del vuoto. O dello svuotamento. Come nel caso del lavoro di Massimo Grimaldi, che offre una visione assolutamente privata del tema, legandolo alla storia di una separazione amorosa.
Più addentro al contesto ambientale è Simulacri, la videoinstallazione di Gea Casolaro, che ritrae il passaggio lento e perlopiù solitario dei personaggi che attraversano il cortile interno di un albergo a Montesilvano. Privo di sonoro, il lavoro si regge sul delicato equilibrio di una presenza che solo apparentemente nega il vuoto.
Ancora un legame con il territorio è stabilito dall’opera di Valentino Diego che recuperando un autobus dismesso ne fa l’espressione piena della vacuità di una momentanea e forzata condivisione. Un desertico mezzo in cui lo scollamento tra spazio e tempo rende il viaggio comunque carico di presenze.
Di contro, piena di frastuono è l’opera di Liliana Moro in cui il pianto infantile si consuma, straziante, contro una parata di lapidi marmoree. Un Muro del pianto che dal cortile della scuola elementare –vuoto nelle ore della mostra– si spande come richiamo sino al cancello. E ancora, di fronte al Municipio, spicca l’installazione di Luca Trevisani, mentre lungo tutta Via Roma si sviluppa quella di Cesare Viel che, in una riflessione sul corpo, iscrive una traiettoria nell’arteria di Montesilvano creando un duplice rimando al corpo umano e a quello cittadino, urbano e sociale.
In ultimo, solo davanti alla stazione ferroviaria, in un piazzale che per antonomasia dovrebbe essere ricco di scambi e frenesie, sta il lavoro di Enzo Umbaca: la grande foto di una simbolica porta senza portiere, in primo piano in un campo da calcio presumibilmente vuoto.
federica la paglia
mostra vista il 22 settembre 2006
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