E’ simile ad una sintesi della visione dei grandi centri metropolitani delle città odierne il percorso proposto dall’artista urbinate Luciano Bacchiocchi . La città diviene visione confusa, in cui le ciminiere delle fabbriche con le loro fumosità tentacolari fanno da scenografia, insieme ad un cielo acido, alla vita che scorre apparentemente calma.
Allora si osserva. Si pondera. Si scorge una tendenza all’elaborazione filosofica dell’immagine che preoccupa l’artista nel suo volgere lo sguardo alla spaventosa scenografia urbana. Noi siamo la civiltà, noi siamo le figure di questa storia. E Bacchiocchi non esita a sottolinearlo, seppur sottilmente, con discrezione e grande forza espressiva.
Il colore diventa materia, ora grumosa e densa, ora fluida e sfuggente, tanto da confondere le forme, gli stati delle masse, gli elementi. Un segno non esiste in queste composizioni perché l’idea che le ispira è qualcosa di sfuggente, che necessita un’elaborazione costante, reiterata, infinita.
L’immagine si fa passaggio, lontana com’è dalle vedute di paesaggio che troppo spesso annoiano il nostro sguardo. Le opere rivelano dunque radici antiche che hanno il compito di scavare nella realtà cruda e vitrea che fabbrica sovente supporti inutili alle necessità vane che ci siamo costruiti… che ci hanno indotto a costruire. Quelle vedute di paesaggi industriali non sono che il volto di una realtà parziale ma sempre presente.
L’artista ha con facilità forato la superficie delle fragili architetture sentimentali che spesso separano l’essenza di ciò che siamo da ciò che ci cuciamo addosso nei rapporti sociali . Ebbene la mostra offre un punto di vista inesplorato. Si esprime con coscienza e voluttà ammaliando gli sguardi, catalizzando le attenzioni. L’impatto è davvero suggestivo grazie alla luce che inonda il quadro. Essa rende infatti acido il cielo e cupa e arida la terra, nulla sembra vivere tra quegli estremi, la vita è inerte, silente. Tutto è normale, apparentemente…
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I qudri di Luciano Bacchiocchi esprimono la difficoltà del vivere e del sentire moderno.Una mostra di grande presa emotiva, lo spettatore si trova immerso nell'oro e nel grigio degli sfondi, un pensiero entra insidioso..il nostro futuro sarà così solitario e silenzioso?
P.S. ma il prezzo delle opere non sarà un po'troppo elevato?