In questa occasione l’artista ha difatti composto
un vero e proprio Bosco artificiale, accumulando
alberi di Natale non piĂą utilizzati con i quali ha invaso gli spazi della galleria.
Per farci riflettere sul disastro ambientale in atto, sulla fatica che l’uomo
d’oggi fa nello scoprirsi un abitante fin troppo presente ed eccessivamente
irresponsabile di questo mondo.
Perché il bosco che Cristiano Berti realizza è un
bosco che assomiglia in tutto e per tutto a un bosco naturale, ma che in realtĂ
risulta interamente composto di plastica, notoriamente uno degli inquinanti piĂą
invasivi. Così facendo Berti compie un’inversione concettuale che ha il merito
di amplificare un dato di fatto sia pure esso drammatico: la riduzione di ciò
che è naturale e, di contro, l’aumento di tutti i suoi sostitutivi.
L’effetto, attraverso questa soluzione estetica e
concettuale decisa, si mostra ancor piĂą efficace se si pensa all’intenzionalitĂ
dichiarata dall’artista che prevede, durante l’apertura della mostra, di
aumentare progressivamente il numero degli alberi sintetici fino a saturare
tutti gli spazi disponibili della galleria. Il senso di claustrofobia che ne
deriverà sarà quindi il modo per far vivere – a chi avrà la costanza e la
passione di seguire questo work in progress – l’impatto desolante conseguente la
deriva dell’attuale. Ma c’è di più, come d’altronde prevede il metodo dell’artista,
teso a moltiplicare i punti di vista, a confondere o approfondire i significati
di ciò che tratta. L’installazione, infatti, nel suo stesso servirsi di alberi
di Natale, conduce a riflettere anche sull’attribuzione forte di senso che
forniamo loro.
Gli alberi, lo si sa, da tutti agghindati e
decorati ogni festività natalizia, fungono da feticci, da idoli della nostra –
occidentale – famiglia nucleare. L’artista, scegliendo di esporre soltanto quelli
non piĂą utilizzati, ne registra la crisi. Questi oggetti, normalmente
identificati come i simboli dell’unione parentale, divengono metafore e testimonianze,
nel loro essere abbandonati e ceduti, di una sconfitta, di una unione che è in
continuo rinnovamento, che assume sempre nuove forme (e, al riguardo, si sa il
dibattito qui in Italia quanto sia acceso).
Una riflessione che, così guidata e per via
generativa, porta a comprendere tuttavia pensieri piĂą profondi, come sono
quelli attorno alla caducitĂ della vita e ai sentimenti a essa connessi, per un
rapporto mai banale con lo spettatore.
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dal 13 novembre 2010 all’otto gennaio 2011
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Galleria Fuorizona Arte
Contemporanea
Via Padre Matteo Ricci, 74-76 (zona Scalette) – 62100 Macerata
Orario: da martedì a sabato ore 16-20
Ingresso libero
Info: tel./fax +39 0733230818; fuorizona_ac@yahoo.it; www.fuorizona.org
[exibart]
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