Quest’anno infatti, a causa del maltempo, l’intero evento è stato spostato in una sede diversa dalla limonaia dell’ex Palazzo Burchi, offrendo ugualmente un’indimenticabile immersione in un luogo dai forti rimandi storico-artistici. Quello di Blessed lemon è un progetto fresco, giovane, ma allo stesso tempo solido ed impegnativo, nato con l’intento di raccogliere le opere e i diversi linguaggi di quattro giovani artisti, Giusi Pallara, Nicola Mariani, Eugenio Percossi e Filippo Sorcinelli in un luogo già forte del suo passato per farne uno spazio nuovo e visitabile nella sua semplicità e non istituzionalità.
La mostra curata da Paola Capata, Annalisa Trasatti e Stefano Verri, propone nuovi spunti e motivi di riflessione, regala una nuova dimensione dell’arte, dell’espressività, della comunicazione e del ruolo dell’artista contemporaneo.
Sebbene gli strumenti linguistici proposti dagli artisti appartengano e derivino da diverse esperienze soggettive, i loro messaggi testimoniano l’esistenza di una nuova nozione di comunicazione, fondata sul valore delle differenze e delle contaminazioni.
I Landscape e i Passage di Giusi Pallara, testimoniano e nascono da una profonda autoanalisi e da una forte consapevolezza che la fa essere a volte persino violenta: attraverso una ricerca personale che esula la probabile autoreferenzialità, l’artista attraverso la fotografia, vuole rappresentare, fissare nella memoria e quindi esorcizzare, i traumi e le angosce del passato e della sua emotività. Immagini nate dai punti di vista e dalle prospettive del viaggio, del movimento, dello spazio vissuto come percezione visiva ed esperienza da fissare nella memoria.
Tempo, movimento, grafitismo e video animazione sono gli ambiti di ricerca del lavoro di Nicola Mariani, che trasporta il visitatore nei contesti urbani nei quali si inseriscono i graffiti, attraverso un percorso che è un intervento nel luogo, nell’ambiente, oltre che riflessione sul fluire del tempo. Il video presentato dall’artista, propone un nuovo modo di intendere la pittura – in questo caso simboleggiata da una pennellata di vernice che scivola sulle superfici, definendo le forme e gli andamenti architettonici – facendola dialogare con la
Eugenio Percossi tratta il tema del ritratto fotografico, ripercorrendo le vite di anonimi personaggi immortalati probabilmente cento anni fa, ri-visitandolo attraverso manipolazioni e trasformazioni. In questo modo il ritratto perde la tipica valenza rappresentativa legata allo status sociale ed entra far parte, più semplicemente, delle tracce dell’esistenza.
Infine Filippo Sorcinelli, presenta tre opere diverse per tipologia e scelta espressiva, ma tutte con il comune intento di rivolgere l’attenzione e la ricerca verso le contraddizioni della chiesa o meglio, verso l’idea di religione. Il risultato è un dialogo armonico fra la dimensione intima dell’artista, come dimostra il video In hoc signo…vinces e lo sdegno e la protesta per fatti e situazioni inaccettabili della società attuale, come in Metastasi.
In occasione dell’inaugurazione, lo stesso Filippo Sorcinelli, è stato interprete di alcune fra le più suggestive partiture classiche (brani di Bach e Reger), con un concerto d’organo nella Chiesa di S.Agostino.
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