Zéh Palito, But you don't know our pain (dettaglio), 2021. Courtesy the artist and Luce Gallery, Turin
È in corso la VII edizione newyorkese di 1-54, la Contemporary African Art Fair. Dopo gli eventi live di Londra e Parigi, la fiera sarà online fino a domani sul sito ufficiale di Christie’s, con cui rinnova la collaborazione in seguito all’esperienza in Avenue Matignon. Da Gallery 1957 (Accra, Ghana; Londra, Regno Unito) a POLARTICS (Lagos, Nigeria), da HOA Galeria (San Paolo, Brasile) a Luce Gallery (Torino) ad AFIKARIS (Parigi, Francia): sono 26 gli espositori che prendono parte a questa manifestazione virtuale, per puntare i riflettori su oltre 90 artisti contemporanei. Ma – ce lo chiedevamo già in un articolo di ottobre (qui), a che punto siamo con il mercato dell’arte africana? Che cosa comunica un progetto come 1-54, in questi mesi altalenanti?
«Il mercato dell’arte afroamericana è particolarmente fiorente da all’incirca un paio di anni», dichiara ad exibart Nikola Cernetic, fondatore e direttore di Luce Gallery: «Senza dubbio, il lavoro portato avanti da 1-54 Contemporary African Art Fair è notevole e non si è fermato con l’emergenza Covid-19. Nella difficile situazione attuale, dopo aver aderito negli scorsi mesi alle edizioni in presenza a Londra e a Parigi, partecipare a 1-54 New York Online è significativo, in quanto l’esposizione virtuale dei nostri artisti ci permette di ricollegarci a livello internazionale in maniera più diretta».
E così Luce Gallery, che «rappresenta artisti afroamericani da almeno sette anni», espone nel suo stand i lavori di Ryan Cosbert, Auudi Dorsey, February James, Zéh Palito e Barry Yusufu; DADA Gallery, «presentando i suoi artisti con passione e massima cura», porta in scena l’arte di Aghogho Otega, Chukwudubem Ukaigwe e Tobi Alexandra Falade; Retro Africa esplora le sperimentazioni di Ken Nwadiogbu e Tyna Adebowale; e ancora Nil Gallery, che «ha una relazione non esclusiva, ma stretta, con artisti dell’Africa occidentale», si sofferma sulle opere di Abe Odedina, Banele Khoza e Prince Gyasi.
Ma non è tutto, perché parallelamente all’evento digitale, la sede di Christie’s New York apre al pubblico con la mostra Knotted Ties, per riunire le artiste che – in questi tempi più che mai intricati – lavorano con il filo e con i tessuti. «La pandemia globale», afferma la fondatrice della fiera Touria El Glaoui, «ha significato che purtroppo abbiamo dovuto cancellare la nostra edizione fisica di 1-54 a New York per il secondo anno consecutivo. Sebbene siamo tristi di non tornare al nostro solito formato, siamo euforici che la nostra continua collaborazione e relazione con Christie’s ci abbia permesso di mostrare ancora una volta il lavoro degli artisti africani e la loro diaspora».
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