Artemisia Gentileschi, Autoritratto come Santa Caterina d’Alessandria di
A New York, un Autoritratto come Santa Caterina d’Alessandria di Artemisia Gentileschi è stato aggiudicato da Christie’s per 5,69 milioni di dollari, più del doppio delle stime iniziali, stabilendo il prezzo più alto mai raggiunto in asta per un dipinto dell’artista di scuola caravaggista. Il risultato supera il precedente primato fissato nel 2019 da Artcurial a Parigi, quando una Lucrezia era stata venduta per 5,25 milioni di dollari. L’opera è stata acquisita dalla National Gallery of Art di Washington, che rafforza così in modo significativo la propria collezione di pittura europea del Seicento, inserendosi anche nel dibattito sulla presenza di artiste nelle raccolte museali.
Il dipinto appena passato di mano è uno dei cinque soli autoritratti certi di Artemisia Gentileschi oggi conosciuti, tre dei quali conservati in musei. Secondo gli studiosi, si tratterebbe con ogni probabilità del più antico della serie, realizzato intorno al 1613, durante il primo soggiorno fiorentino dell’artista, quando Artemisia aveva poco più di 20 anni. Un momento che segna l’inizio della sua emancipazione professionale e simbolica dall’ombra del padre, l’apprezzato artista Orazio Gentileschi.
Nell’Autoritratto come Santa Caterina, Artemisia si raffigura nei panni della martire cristiana, riconoscibile dagli attributi iconografici tradizionali: la palma del martirio, la corona e la ruota spezzata. L’inquadratura ravvicinata e il taglio serrato concentrano l’attenzione sul volto e sull’espressione determinata della pittrice, costruendo un’immagine di forte intensità psicologica. Come emerso dalle analisi tecniche, l’opera nacque inizialmente come autoritratto “laico” e venne successivamente trasformata in immagine sacra, probabilmente per rispondere alle richieste di un committente.
La scelta di utilizzare il proprio volto all’interno di figure femminili eroiche o martiriali non è episodica nella produzione di Artemisia ma rientra in una strategia consapevole di auto-rappresentazione e auto-promozione. Durante gli anni fiorentini, l’artista fece ampio ricorso alla propria immagine come strumento di affermazione pubblica, in un contesto che le offriva nuove opportunità ma richiedeva anche una forte capacità “imprenditoriale”. Non a caso, oltre metà delle opere attribuitele è stata, nel tempo, messa in relazione con tratti fisionomici riconducibili al suo volto.
Il record d’asta si inserisce in un momento di rinnovata attenzione istituzionale verso Artemisia Gentileschi. La vendita ha coinciso infatti con l’annuncio dell’acquisizione, sempre da parte della National Gallery di Washington, di un altro suo dipinto di rilievo, Maria Maddalena in estasi, a conferma di una strategia museale orientata a colmare lacune storiche nelle collezioni pubbliche.
Il risultato di Christie’s conferma come Artemisia Gentileschi occupi oggi una posizione centrale in chiave critica e nel mercato globale degli Old Masters, dove la sua opera è ormai riconosciuta come una delle voci più potenti del Seicento europeo. Un successo che riflette tanto la qualità pittorica delle opere quanto la forza simbolica di una figura che, a distanza di quattro secoli, parla ancora al presente.
Nelle stesse giornate newyorkesi, Michelangelo è stato protagonista di un altro risultato eccezionale, sempre da Christie’s. Un disegno finora sconosciuto dell’artista, uno studio a sanguigna preparatorio per la volta della Cappella Sistina e raffigurante il piede destro della Sibilla Libica, è stato aggiudicato per 27,2 milioni di dollari, stabilendo un nuovo record mondiale per un’opera su carta di Michelangelo.
Databile intorno al 1511–1512, il foglio è emerso in modo inatteso attraverso il servizio online “Request an Auction Estimate” della casa d’aste ed è stato immediatamente riconosciuto come autografo dagli specialisti. Messo in vendita con una stima di 1,5–2 milioni di dollari, il disegno ha dato luogo a una gara durata circa 45 minuti, superando ampiamente le aspettative e il precedente primato stabilito nel 2022. Si tratta di uno dei pochissimi disegni michelangioleschi ancora in mani private, appartenuto a un collezionista statunitense che lo aveva ereditato in ambito familiare senza conoscerne l’autore
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