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Asad Syrkett: come cambia il mercato del collectible design

di - 26 Febbraio 2026

Da metà ottobre, Asad Syrkett è ufficialmente il nuovo Head of Editorial Content di Architectural Digest Italia, responsabile della visione editoriale e dei contenuti del brand. Prima di allora, dal 2020 al 2024, è stato Editor in Chief di Elle Decor, che sotto la sua guida si è aperto a una prospettiva sempre più trasversale, sempre più globale. Ma prima di tutto, Syrkett è un esperto di lungo corso di design: viaggia per il mondo per intercettare le traiettorie più avanzate della ricerca progettuale, contribuisce a libri di settore, ha tenuto lectures come ospite presso la Graduate School of Design di Harvard, la Rhode Island School of Design e la School of Visual Arts. In coda a un’annata costellata di nuovi traguardi, lo abbiamo raggiunto per mettere a fuoco le nuove tensioni del mercato del design.

Design come investimento, design che raggiunge cifre a sette zeri, perfettamente in linea con il fenomeno dell’artificazione, dove oggetti delle categorie più disparate vengono assurti a opere d’arte. Quindi, riavvolgiamo il filo: quali sono i nomi che hanno segnato il 2025 nel mercato del design?
«Tra i nomi più apprezzati e “collezionabili” del design in Italia nel 2025 penso a icone come Gio Ponti, Carlo Scarpa, Osvaldo Borsani e Lucio Fontana. Guardando al 2026, sono particolarmente entusiasta del crescente interesse per il lavoro di designer come Carlo Bugatti e Gerardo Dottori, tra gli altri, insieme a talenti contemporanei come la ceramista Magdalene Odundo».

Menzione d’onore anche per quella sorta di Lalanne-mania che da Parigi si propaga ai collezionisti di tutto il mondo. Che cosa rende le opere della coppia Claude e François-Xavier così contemporanee?
«Il fatto di essere realizzate con un livello artigianale altissimo, e di possedere una leggerezza di spirito e un senso dell’umorismo che risultano sorprendentemente attuali. Anche la loro componente surreale e il forte legame con il mondo naturale appaiono profondamente moderni».

Da Sotheby’s New York, a dicembre, “Hippopotame Bar” di François-Xavier Lalanne ha fissato a $ 31,4 milioni un nuovo traguardo mondiale per il design. Courtesy of Sotheby’s

L’approccio dei collezionisti al design d’autore è cambiato in modo profondo negli ultimi tempi. Le chiedo: qual è oggi il profilo di un top-spender che investe nel design, perché lo sceglie, e che cos’altro colleziona?
«I collezionisti d’arte che si avvicinano per la prima volta al design sanno già di non doversi lasciare guidare solo dal nome, ma anche dalla risonanza emotiva che un’opera suscita in loro. E ovviamente dal valore aggiunto della funzione, insito nell’integrazione del design da collezione nella vita quotidiana».

Di fatto, il design sta sempre più prendendo piede nelle fiere d’arte, per così dire, tradizionale, e sempre più spesso capita di incontrare un tavolo di Diego Giacometti in asta insieme a Picasso e ai maestri del Novecento. Merito dei buyer Millennials e della Gen-Z, meno legati alle distinzioni disciplinari?
«È possibile che Millennial e Gen Z siano meno vincolati alle nozioni tradizionali di disciplina e genere, ma è anche vero che i maestri del design godono oggi di una visibilità senza precedenti grazie alle piattaforme digitali (come la nostra di AD), che valorizzano la bellezza e le qualità di opere che sono anche funzionali. In un momento in cui le fiere d’arte tradizionali cercano di innovarsi, il design rappresenta una via efficace per stimolare curiosità e coinvolgere il pubblico in modo nuovo».

Seguendo il filo rosso delle fiere, l’impressione è che il 2025 sia stato anche l’anno della ceramica. Che cosa spiega il rinnovato interesse nei confronti di questo medium?
«La ceramica è la categoria del design in cui la mano dell’autore è spesso più evidente, indipendentemente dalla tecnica. Credo che il crescente interesse per questo medium proceda parallelamente all’ascesa dell’intelligenza artificiale nelle arti visive. Forse la qualità tattile e profondamente umana della ceramica offre un antidoto a un momento culturale fortemente digitalizzato».

Parentesi d’obbligo sui collezionisti italiani. Qual è la loro peculiarità, nell’ambito del design?
«I collezionisti italiani sono estremamente competenti. Attribuiscono grande valore alla storia e alla provenienza di un pezzo e concepiscono il design come un linguaggio capace di comunicare ciò in cui si crede».

Per chiudere: gli appuntamenti fieristici di collectible design da non perdere in giro per il mondo.
«Direi che Zona Maco Diseño a Città del Messico, Design Miami Paris, Salon Art + Design a New York e la prossima mostra Raritas al Salone del Mobile sono gli appuntamenti imperdibili di quest’anno».

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