Otto Gallery
Quale è il vostro percorso?
«La OTTO Gallery nasce nel 1992 con l’intento di occuparsi prevalentemente di arte italiana e degli artisti vicini, dal punto di vista generazionale, al gallerista che la fonda, Giuseppe Lufrano. In quel momento gli artisti che più rispondevano agli interessi del gallerista erano quelli che facevano parte del cosiddetto gruppo del Pastificio Cerere o Scuola di San Lorenzo di Roma: Domenico Bianchi, Gianni Dessi, Giuseppe Gallo, Nunzio, Pizzi Cannella e Marco Tirelli. Di questi artisti la galleria ha sviluppato nel tempo sia diverse mostre personali che progetti a due, o collettive, identificandosi fortemente con questa generazione di pittori romani e diventandone un punto di riferimento nel panorama nazionale».
Questa scelta ha influenzato lo sviluppo della galleria?
«Nel tempo sono seguiti progetti espositivi, sempre inediti, di artisti più giovani ed anche più anziani, ma sempre con l’occhio rivolto alla pittura, alla scultura e alle poetiche installative di nomi prevalentemente italiani. La scoperta di artisti poco conosciuti dal grande pubblico ma portatori di un grande spessore culturale (vedi la mostra personale di Carol Rama realizzata nel 1997) è stato da sempre un altro aspetto della mission della galleria, che tutt’ora prende corpo nella mostra personale di Urs Lüthi che abbiamo inaugurato il 18 gennaio, dove viene presentata una parte inedita e meno nota della ricerca artistica del grande maestro svizzero, la sua produzione pittorica degli anni ’80».
Perché Bologna? Quali sfide propone la città in termini di mercato?
«Bologna è stata la mia città d’adozione, visto che ho studiato qui e qui mi sono laureato al DAMS nel 1987 con Renato Barilli. Quindi ho deciso di aprire una galleria in una città ricca di stimoli culturali, snodo importante tra nord e sud per posizione geografica, con un aeroporto internazionale molto vicino alla città, che mi ha permesso di viaggiare moltissimo in tutto il mondo. Il mercato per me è sempre stato fuori da Bologna, e oggi lo è ancora di più essendo globale, quindi non mi pongo nemmeno il problema di quali sfide propone la mia città sul piano del mercato. Ho sempre detto che Bologna è una città dove si vive bene, che ti fa sentire sempre a casa e dove ti piace ritornare, ma per lavorare bisogna costruire ponti con il resto del mondo e non aspettarsi tutto da questa città».
A quale tipo di collezionista vi rivolgete?
«Oggi i collezionisti sono di una tipologia molto variegata, ma di una cosa posso essere sicuro, che la galleria si rivolge a collezionisti conoscitori e appassionati il cui obiettivo non è speculare sull’arte. Aborro la finanziarizzazione del sistema dell’arte. Gli investimenti economici non sono la nostra missione».
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