Categorie: Mercato

Le vendite dell’Armory Show

di - 9 Marzo 2015
Si è chiusa solo da qualche ora, e da ogni parte arrivano grida di giubilo, sull’esito dell’edizione dell’Armory Show del 2015. La tempesta che ha colto New York nei giorni scorsi non ha scoraggiato i collezionisti, che per visitare la fiera sono stati costretti a passare da un molo all’altro sul fiume Hudson, incuranti delle intemperie. La fiera newyorchese si conferma una piazza perfetta sia per le opere di fascia medio bassa che quelle di fascia alta.
Molti i numeri dichiarati dalle gallerie partecipanti, e molta fortuna anche per gli italiani in vendita.
La galleria bolognese Arte Maggiore torna a casa con un bottino ricco, dovuto soprattutto a Giorgio Morandi e alle vendite fruttuose di due acquarelli, piazzati al prezzo richiesto di 110 e 100mila dollari, ed una natura morta, a matita su carta del 1959, venduta a 34mila dollari. Altri 140mila sono entrati nelle casse della galleria grazie alla grande opera Quatre Étages de Conversation di Arman del 1994 e al lavoro minimal di Ettore Spalletti, venduti per circa 70mila dollari l’una.
L’arte del dopoguerra italiana vola alto anche da Mazzoleni, che porta in fiera e vende diverse opere valutate tra i 150 e i 250mila dollari, tra cui le composizioni di aerei di Boetti, una grande tela 100 per 60, di Dadamaino, un lavoro di Bonalumi, dei pezzi molto rari e tenuti nel caveau della galleria torinese per presentarli all’affezionato gruppo di collezionisti statunitensi.
Non ci si annoia nemmeno negli atri stand, come da Dominique Levy che ha dichiarato di aver venduto un dipinto di Tsuyoshi Maekawa, giapponese del gruppo Gutai, per 425mila dollari, durante i primi 10 minuti della fiera. Sprüth Magers con sede a Berlino e Londra ha venduto ad un collezionista americano una panchina di Jenny Holzer a 150mila dollari e Sean Kelly assesta un colpo quasi record, vendendo una scultura di Antony Gromley State XIII per 530mila dollari. Kelly ha dichiarato che i prezzi di queste sculture di Gromley salgono del 20/25 per cento ogni anno, ed in un  momento in cui le banche faticano a offrire rendite del 2 per cento forse sarebbe bene diversificare gli investimenti. (Roberta Pucci)

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