Categorie: Mercato

Quanto vale il murales? Niente

di - 30 Gennaio 2017
Per molti artisti è una questione di etica: nascono street artist, contro il sistema costituito dell’arte, e poi i loro murales vengono venduti nelle grandi aste o nelle gallerie, contro la loro volontà. Il pubblico ignora che lo scopo di tali opere non era la vendita, e che spesso nessuno dei migliaia di dollari a cui queste opere vendono, finisce nelle tasche del loro creatore.
Uno dei galleristi che ignora questa volontà è Stephan Keszler, che ha spesso esposto in occasioni di fiere, le opere di Banksy e di molti suoi colleghi. A raccontare questo sistema contorto è un documentario, Saving Bansky, di Colin Day, in cui il regista segue da vicino la battaglia di un uomo per evitare che un’opera di Banksy fosse strappata dalla parete su cui era stata dipinta per poi essere venduta all’asta. Il film dà voce a tutti quegli street artist che lottano ogni giorno contro questo processo, e offre maggiore consapevolezza al pubblico, cercando di fare apprezzare le opere di street art nella dimensione a cui erano destinate.
Tutti gli street artist producono opere per il mercato nei loro studi, ma i lavori realizzati in strada non hanno come scopo quello di essere venduti, ma tantomeno salvate dalla rimozione. Infatti il loop in cui finisce il protagonista del documentario è infinito: dopo aver staccato il murales per salvarlo dagli sciacalli offre l’opera al MoMa di San Francisco. Il curatore però non può accettare la donazione perché la rimozione e la collocazione dell’opera in un museo pubblico non erano state approvate da Banksy stesso. Naturalmente l’artista, o chi per lui, non ha accettato di firmare nulla per non rischiare di creare un precedente ribadendo con questo gesto che un’opera di street art, se tolta dalla strada, perde qualsiasi valore.

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