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Fino al 12.V.2002 | La seduzione della materia – Scultori italiani da Medardo Rosso alle generazioni recenti | Milano, sedi varie

di - 17 Aprile 2002

Quando l’ultimo scalpello greco ha finito di risuonare, sul Mediterraneo è calata la notte. Lunga notte rischiarata dal quarto di luna (luce riflessa) del Rinascimento, ora sul Mediterraneo noi sentiamo scorrere la brezza. Ed osiamo credere che sia l’alba. Queste parole di Fausto Melotti sono esemplificative di come la nuova generazione di artisti considerasse il proprio debito con il passato: era necessaria una frattura che segnasse definitivamente una nuova epoca. Il salto, soprattutto qualitativo, avvenne in tutte le discipline, comprese quelle scientifiche: è difficile immaginare qualcosa di più anti accademico della geometria non euclidea o della teoria della relatività.
Nel panorama figurativo italiano un ruolo importantissimo l’ebbe la febbrile ricerca materica di Medardo Rosso, che riuscì nell’improba impresa di far riemergere dalla pastoie accademiche il nostro movimento scultoreo ancora legato a stilemi michelangioleschi. Proprio partendo da Medardo Rosso inizia un’interessantissima mostra, che si snoda nelle sedi dello Spazio Oberdan e di Palazzo Isimbardi, e che intende illustrare tutte le diverse tendenze che hanno animato la scultura italiana del XX secolo. Alcuni dei maggiori capolavori sono riuniti in un percorso omogeneo che ci fa intendere come anche la scultura, genere troppo spesso trascurato o addirittura ignorato, abbia vissuto dei momenti davvero assoluti. Ad esempio, la grandiosa stagione futurista è presente con uno dei massimi capolavori dell’arte italiana, la celeberrima Forme uniche nella continuità dello spazio di Umberto Boccioni, affiancato da una grande intuizione di Giacomo Balla, Linee – Forza del pugno di Boccioni: i nomi degli autori – conosciuti soprattutto per essere dei grandi pittori – fanno intuire come nei movimenti di avanguardia la stucchevole distinzione tra le arti decada preferendo una visione figurativa unitaria che diventerà una costante per tutto il secolo. Questa spinta innovativa, rappresentata anche dai marmi del grande Adolfo Windt, si ripercuote sino agli anni tra le due guerre attraverso due diverse correnti: la prima parzialmente legata ad una ripresa della visione classica, la seconda fortemente condizionata dai movimenti espressionisti. Capolavori come Busto di ragazzo di Giacomo Manzù, Gentiluomo a cavallo di Marino Marini o Bambino al mare di Francesco Messina sono ulteriori dimostrazioni della grande vivacità che animava, in generale le diverse anime artistiche del primo dopoguerra.
La vera conquista dello spazio fatta dall’uomo è il distacco dalla terra, dalla linea dell’orizzonte. Nasce così la IV dimensione, volume ora veramente contenuto nello spazio in tutte le sue dimensioni. Queste parole di Lucio Fontana, invece, aprono il fronte della scultura astratta che, a sua volta, caratterizzerà tutto il secondo dopoguerra: partendo da questo versante la mostra si apre verso nuovi confini dando anche spazio alle recenti generazioni, sempre più disposte ad una sperimentazione estrema che sottende l’uso di materiali inediti – come il cemento armato, il cromo o il pvc – per la statuaria classica. La sezione esposta nel Palazzo Isimbardi propone una serie di sculture en plein air, opera di artisti del calibro di Milani, Consagra, Cascella e Pomodoro.

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Il sito dello Spazio Oberdan

Luca Scalco


La seduzione della materia – Scultori italiani da Medardo Rosso alle generazioni recenti
Dal 23 marzo al 12 maggio 2002
Mostra curata da Anna Imponente
Spazio Oberdan, Viale Vittorio Veneto 2, Milano
Orari: 10 – 19.30 – martedì e giovedì fino alle 22.00 chiuso il lunedì
Ingresso: € 6.20, ridotto €4.10 – 3.10, scolaresche € 2.55
Palazzo Isimbardi – Corso Monforte 35, Milano
Orari: 10-13 14-18.30, da martedì a domenica Chiuso il lunedì
Ingresso libero
Informazioni la pubblico: Spazio Oberdan, tel. 02 /7406300 – 6302
Catalogo edizione Silvana € 40.00


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