Categorie: milano bis

fino al 13.VII.2003 | Jan Fabre | Bergamo, GAMeC

di - 20 Maggio 2003

In un famoso saggio italiano su Jan Fabre le parole chiave usate per descrivere la sua produzione artistica erano il labirinto e la bellezza . Il labirinto presuppone un viaggio, che può essere esterno a noi, anche interiore. E del viaggio intrapreso da Fabre non ci sono un inizio e una fine: da sempre infatti la sua l’attenzione è rivolta alla decifrazione del reale; inoltre ogni linguaggio è stato usato alla ricerca del sè, della Natura e del segreto della sua Bellezza. Teatro, arte, cinema, danza e scultura: tutto, compreso il proprio corpo, è stato coinvolto in questa frenetica lettura del mondo.
In questa mostra, per la prima volta in Italia, sono presentati i lavori cinematografici e una vastissima produzione di disegni che abbraccia gli anni dal ‘77 al 2001. 
Le immagini spiazzano, contengono le cifre della follia, dell’incubo, dell’angoscia e del sogno con cui l’artista invita a misurarsi. E non si può sfuggire a questa proposta, perché la forza che esplode nei lavori di Fabre non è teorica, ma assolutamente corporea e propria di ogni momento della sua stessa vita. Una vita d’artista quindi, un laboratorio vivente, dove tutto è provato per capire. Come in un’osservazione scientifica, in particolare proprio come nell’entomologia, visto che Jan è nipote dell’illustre scienziato Jean-Henry Fabre. Infatti tutta la sua produzione scultorea più conosciuta è costituita da elementi appartenenti al mondo degli insetti o degli animali.
I film proposti, dai più recenti ai più vecchi, contengono le nervature della sua opera , con al centro il ciclo di nascita-vita-morte-rinscita. Il linguaggio del cinema, fatto di movimento e tempo, è inoltre il mezzo perfetto per le immagini di Fabre. C’è lentezza in De Schede (Hé wat een plezierige zottigheid!), velocità in Tivoli, ripetizione di gesti proposti all’infinito in Zellfmorood? o De Zak. In Een Ontmoeting / Vestrecha invece Fabre costruisce una situazione grottesca e visionaria dove l’artista e il russo Kabakov, vestiti l’uno da scarabeo e l’altro da mosca, dialogano dal terrazzo di un grattacielo di New York sulle analogie che intercorrono tra il mondo degli insetti e il sistema dell’arte, e sul ruolo dell’arte nelle società umane e i sistemi politici totalitari.
Nei disegni l’artista usa qualsiasi mezzo, dall’inchiostro di china alla penna biro, dal proprio sperma al proprio sangue. Una provocazione verso il mondo canonizzato dell’arte si ritrova anche nella serie di disegni Historische Wonden (Ilad of the Bic-Art), dove le riproduzioni di quadri celebri di pittori come Rembrandt, Goya e Cézanne sono stati ricoperti con l’inchiostro della penna biro, lasciando intravedere solo alcune parti. Creazione e distruzione, vita e morte, continuamente intrecciate, studiate e osservate, sono così i motori del fare artistico di Fabre.

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mostra visitata il 4 maggio 2003


Jan Fabre. Gaude succurrere vitae_Rallegratevi di soccorrere la vita. Film e disegni 1977 – 2001
a cura di Jan Hoet, Giacinto Di Pierantonio, Rosa-Maria Malet, Thierry Raspail
GAMeC
via S. Tomaso 53 – Bergamo
tel 035.399528 – fax 035.236962
mar_dom 10. 00 – 19.00; gio 10.00 – 22.00; lun chiuso
ingresso 3 € – 1,50 € ridotto
catalogo Imschoot, Uitgevers
www.gamec.it
info@gamec.it


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