Dopo la fortunata esperienza urbinate, ove nelle splendide sale di Palazzo Ducale sono state esposte le sue opere più rappresentative, Renato Volpini è ritornato nella sua città adottiva per proporre una sua retrospettiva.
Nelle accoglienti sale della Fondazione Mudima è infatti presente tutto l’iter creativo e poetico di uno degli artisti più stimolanti ed innovativi del nostro panorama figurativo. Volpini è sempre riuscito a fornire una propria interpretazione dei diversi momenti artistici che, in un modo o nell’altro, l’hanno influenzato. Dal periodo informale che ha caratterizzato i primi anni sessanta della sua produzione, alla personalissima visione della pop art del decennio successivo, sino ai collages materici dell’ultimo periodo emerge sempre una vena fortemente originale e, per certi versi, ironica.
Osservando il dipanarsi del percorso artistico si nota come Volpini instauri sempre un profondo rapporto tra l’oggetto e il momento ludico, il gioco. Queste macchine fantastiche, questi oggetti formalmente inutili sono colti dall’artista con un atteggiamento quasi fanciullesco e spesso disarmante per l’osservatore; ecco quindi astronavi siderali oppure motociclette rombanti sfrecciare davanti ai nostri occhi. E’ in questo fantastico contesto che i celebri Studi per Macchine inutili, così come le ultime composizioni miste, risultano dei “feticci infantili” ma dotati di uno straordinario fascino evocativo.
E’ in questa ottica, infatti, che si possono accettare le serie dei collages a base di aeroplanini, i glossari cosmologici, i disegni fumettistici, spesso polimaterici e polidimensionati: giocattoli per adulti a coronare una lunga vicenda laboriosa mai succube della diverse mode culturali, e sempre fedele ad una autonoma volontà critica. (Gillo Dorfles).
Questo apparente gioco nasconde inoltre una rigorosa preparazione tecnica: quello che distingue Volpini è proprio la sua grande preparazione artigianale (nel senso più alto del termine) che gli permette di passare con disinvoltura dalla scultura in perspex agli acrilici, dai collages agli oli. Questa grande attenzione all’aspetto materico unita ad una profonda poetica di fondo rende Renato Volpini uno degli artisti più interessanti in circolazione e questa retrospettiva è un omaggio riuscitissimo alla sua originale inventiva.
Luca Scalco
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