Il tempo passa spesso impercettibilmente e modifica l’esistente: questo è il tema sviluppato da Debora Hirsch nella sua personale milanese.
L’artista nasce nel 1967 a San Paolo in Brasile, di formazione scientifico-economica (è laureata in ingegneria gestionale e ha frequentato un master in business administration alla Bocconi di Milano), sceglie di dedicarsi all’arte, e di utilizzare l’arte quale strumento per indagare la realtà e comunicarne
Le opere presentate in questa occasione sfruttano le possibilità espressive offerte dall’uso della digitalizzazione delle immagini : oltre ad alcuni dipinti, infatti, sono presenti due video digitali realizzati dall’artista stessa.
All’interno della mostra il tema della transitorietà del tempo è affrontato quindi in due diversi gruppi di lavori.
Il primo, più tradizionale, è costituito da alcuni dipinti. In essi sono rappresentati ritratti di donne di diverse età. Si tratta di primi piani in cui i volti sono indagati e riprodotti con una ricerca del dettaglio quasi scientifica; sono proprio lo spessore o la localizzazione della singola ruga o il colorito più o meno luminoso dell’incarnato a denunciare la presenza di un orologio biologico preciso ed infallibile, ma soprattutto comune a tutti gli esseri viventi. E visto che gli unici soggetti rappresentati sono donne è inevitabile lasciarsi sfiorare, anche solo per un attimo, dal sospetto che il vero tema della mostra riguardi proprio la caducità della bellezza femminile.
Il secondo gruppo di opere è invece costituito da due video.
Il primo, intitolato Lachesis, riprende e sviluppa in maniera più sistematica
Il secondo video, intitolato In Thin Net Toe, propone un personaggio digitale femminile intento a recitare L’infinito di Giacomo Leopardi in lingua inglese. La fonetica anglosassone fa sì che il poema venga storpiato proprio come il passaggio del tempo deforma i corpi. E proprio la lettura del testo leopardiano suggerisce una possibile chiave di lettura delle opere esposte. La riflessione su ciò che è finito e ciò che è infinito, la condizione di finitezza dell’essere umano, limite universale che ci rende precari e provvisori su questa terra e confusi di fronte all’idea stessa di “infinito” fa sì che proprio l’arte, da sempre, sia stata il metodo privilegiato per bloccare lo scorrere del tempo e rendere eterni corpi, attimi di vita e pensieri.
Paradossalmente qui avviene l’opposto ed è proprio questo a rendere la mostra particolarmente inquietante.
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Questi lavori della Hirsch sono come le immagini pubblicitarie delle creme antirughe e antietà...o come i volti di tante donne consumatrici della chirurgia estetica...di inquientante c'è solo la ripetizione della stesso volto.
Sono andata a vedere questa mostra due volte. Solo nella seconda volta, sono riuscita ad afferrare completamente il senso. La mostra è straordinaria e la raccomando per chi ha voglia di riflettere.