Natura morta. Una brutta traduzione, ma ormai ampiamente integrata, per l’originale tedesco “Stilleben“, che meglio si rende con “vita silente” o “vita immobile”.
La mostra, con opere realizzate tra il 1910 e la fine degli anni ’60, è una rapida incursione su come gli artisti del ‘900 hanno riletto un tema che appartiene profondamente alla storia dell’arte. Non c’è alcuna continuità con le nature morte del XVI e XVII secolo. Non solo assenza di continuità figurativa, ma soprattutto d’intenti e di significati.
Gli artisti del ‘900 non hanno intenti allegorici e non cercano quasi mai la rappresentazione dettagliata dell’oggetto, più spesso accennato, che descritto in modo minuzioso. E quando l’immagine è molto realistica come nei dipinti di Cagnaccio di San Pietro (1897-1946), gli oggetti sembrano collocati fuori dal tempo e dallo spazio, avvolti da un’atmosfera magica e irreale.
Dopo lo sconvolgimento operato dalle avanguardie storiche, che hanno permesso agli artisti di esprimere in modo a volte incomprensibile la propria emotività, alcuni pittori fanno una scelta diversa; oppongono alla soggettività urlante e urlata la presenza ferma e rassicurante degli oggetti che accompagnano il nostro quotidiano. ‘Natura immobile’ come ritorno all’ordine, che in Italia è anche reazione al futurismo ed alla corsa del tempo e del
Giorgio Morandi (1890-1964) è celebrato e celeberrimo autore di ‘nature silenti’. I suoi quadri senza tempo, pacati e immobili hanno atmosfere sospese e rarefatte. Peccato che la mostra ne presenti solo uno, giocato sui toni del blu e del bruno, bottiglie disposte a formare una composizione di classica compostezza. Oggetti semplici, lontani dai clamori avanguardisti, presenza fisica, silenziosa e quasi eterna. Intenso e ‘classico’ Vita Silente di Giorgio de Chirico (1888-1978), uva e melagrane rese con un impasto denso e tonalità calde e barocche.
Atmosfera senza tempo per Rose al mattino (1929) di Ubaldo Oppi (1889-1946); una struttura compositiva che anticipa Magritte, l’orizzonte alto, il cielo azzurro con una sottile falce di luna e l’oggetto, un vaso giapponese colmo di rose, assoluto protagonista.
Nelle quattro nature morte di Filippo De Pisis (1896-1956), realizzate tra il ‘41 e il ’51, gli oggetti si sfaldano, macchie di colore trattenute entro linee di contorno scure, poggiano su piani che, sebbene inclinati, non hanno resa prospettica. L’anonima semplicità del quotidiano.
Interessante Fausto Pirandello (1899-1975) che fa galleggiare su uno sfondo denso di materia oggetti banali accostati in modo improbabile: un uovo, una tazzina, bottiglie. Una composizione astratta con oggetti comuni “ dialettico contrasto tra astrattismo e realismo” (Claudia Gian Ferrari).
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