E’ quanto mai congruente la compresenza, in catalogo, di due letture critiche svolte rispettivamente da Rossana Bossaglia e da Ermanno Arslan. Il critico e l’archeologo bene corrispondono infatti alle due anime di Giovanni Canu, scultore di origine sarda ma attivo a Milano, che da anni esplora i sottili legami tra linguaggio delle avanguardie e archetipi, tra forme universali e figurazioni neolitiche.
Nel suo saggio, Ermanno Arslan ricorda i passi essenziali di questa ricerca che ha avuto proprio nel museo archeologico una sorta di “officina sperimentale” sulle fonti sacre.
Dalla natura all’uomo, oggi le opere proposte affrontano esplicitamente il tema della figura umana ritagliata in sagome di metallo: seduta, urlante o in cammino, la presenza si dilata nello spazio con segni che ne amplificano il senso. Sempre raffinata la lavorazione della superficie, ma in modo da non farne mai perdere l’abituale aspra durezza e bellissimo il bozzetto della scultura che, acquisita dal Comune di Milano, esplora la dinamica del movimento.
Il ritmo incalzante assume la classicità delle mitiche gare di corsa sospese però, come scrive la Bossaglia, tra il circo classico e il mistero della vita cavernicola.
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