Non semplici schizzi preparatori, ma vere e proprie opere su carta che permettono di penetrare nell’universo interiore dell’artista, di scoprirne la logica intuitiva e di comprendere il legame creativo con la successiva realizzazione pittorica.
148 disegni che ripercorrono tutte le tappe dell’itinerario artistico di Alberto Magnelli, tra avanguardismo futurista e tradizione toscana, ispirazione matissiana e vena espressionista, in una ricerca audace che lo ha condotto, tra razionalismo intuitivo e lirismo moderato, ad una sintesi pittorica astratta.
Una ricerca arricchita da un forte interesse per la scultura africana, la cui potenza plastico-dinamica traspare già nei primi disegni, caratterizzati da una concezione spazio-temporale intuitiva, fluttuante, in grado di far vivere aritmicamente le forme, in un gioco di pieni e vuoti che crea perfette corrispondenze tra le masse.
Superato il pericoloso isolamento culturale fiorentino, Magnelli coglie i fermenti innovativi che stanno nascendo in Europa, soprattutto in Francia, ove dal 1914 frequenta gli ambienti dell’avanguardia internazionale ed i membri dell’Ecole de Paris, stringendo amicizia con Apollinaire, Picasso, Arp e Kandinsky.
Un’apertura internazionale, che però l’artista toscano paga con un profondo ed ingiustificato isolamento in Italia, fino al secondo dopoguerra chiusa in un’autarchia culturale che non permetteva di apprezzare i protagonisti essenziali della sua memoria più autentica.
Una memoria che, a sua volta, ha trasmesso a Magnelli chiarezza concettuale, limpidità ed integrità di forme, senso del volume, valorizzati dall’artista con un disegno teso ed armonioso, con un dinamismo plastico ed un’audacia cromatica di matrice futurista.
Rifacendosi alla semplificazione formale di Cezanne ed alla ricerca di Brancusi, il tema delle Pietre rimane per Magnelli il pretesto plastico per la percezione dinamica di forme e volumi, intesi non più come pesanti masse inserite in un involucro vuoto, ma come materia in sospensione in uno spazio denso, in una sintesi estetica che lo porta, nel 1935, a compiere il decisivo passaggio all’astrattismo.
Abbandonati definitivamente i temi del periodo figurativo (paesaggi, nature morte, scene di vita campestre, nudi), egli crea intuizioni geometriche basate sui ritmi, sul rapporto tra spinte e contro-spinte, punti e contrappunti, in un’alternanza di linee rette e curve, di angoli acuti ed immagini sinuose, senza concedere nulla all’improvvisazione.
Una contrapposizione di piani ed un’articolazione geometrica di volumi valorizzati dalla forza del colore, la cui sottigliezza intuitiva è sottolineata dal tracciato essenziale e fermo del segno.
Un segno che diviene indizio ultimo delle cose, memoria incisa nella superficie pronta a rincorrere sciami irrequieti di pensieri, alla ricerca di quel “filo che si addipana” così caro a Montale, e che Magnelli trasforma nel sapore inquieto di una quadratura impossibile.
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