Un attento restauro, durato circa due anni, ha consegnato alla città di Como un nuovo spazio espositivo versatile e flessibile.
L’ex chiesa del convento di Santa Caterina, costruita nel 1634 (su basi della fine del 1200), ha attraversato nel corso dei secoli vicende alterne: è stata un seminario, una caserma militare, un cotonificio. Ora, dopo un rispettoso make up, si appresta ad accogliere esposizioni d’arte.
L’associazione Borgovico 33 inaugura il proprio spazio con una rassegna fotografica dedicata a Giuseppe Terragni, scrutato dall’obiettivo del fotografo salernitano Pino Musi che, per esaltare la linearità del maestro, ha utilizzato la tecnica digitale compiendo una precisa ripulitura da tutto ciò che non è essenziale e lasciando così un’immagine pulita, netta.
Musi è un artista che ama confrontarsi con gli spazi architettonici: ha dedicato opere monografiche a Le Corbusier, a Mario Botta e ad altri architetti di fama internazionale.
Certo solo 7 stampe non possono esaurire il lavoro di Terragni: ma senza dubbio l’uso emozionale del bianco-nero e la sapiente pulizia delle inquadrature rendono omaggio al razionalismo delle architetture, che spesso appaiono maestose e semplici allo stesso tempo, e il loro sgargiante candore ben si accorda all’allestimento. Pannelli bianchi, puri, su cui alcune foto sono “inserite” non nella posizione centrale, ma leggermente spostate rispetto al baricentro. Così sfilano sotto i nostri occhi le facciate della Casa del Fascio e di Casa Rustici, i volumi dell’asilo Sant’Elia e di Villa Bianca, la tomba Pirovano. Non solo razionalismo come esaltazione di linee ortogonali: morbido il corpo scala semicircolare del Novocomum e come fosse un oggetto tridimensionale spicca la gradinata arrotondata del Monumento ai Caduti di Erba. La prospettiva centrale ne esaspera la potenza evocativa, accentuata anche dalla collocazione: è la
Altra caratteristica del restauro compiuto dall’arch. Paolo Brambilla, intervento delicato che ha saputo rispettare l’essenza del sito, è il soffitto piano in alluminio inserito a compensazione della volta a botte crollata. Le pareti sono sgombre da impianti o altre strutture, animate da affreschi antichi.
E alcuni pannelli espositivi sono mobili, per rendere lo spazio fluido e versatile. Lavorando per sottrazioni, con piccoli gesti misurati, è stata restituita poesia e dignità a un luogo dimenticato. Aspettando nuove esposizioni…
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Stefania Caccavo
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