Questa non è cronaca, è storia: la buona notizia è che questi artisti conservino il posto che spetta loro, cioè che siano rappresentati da una storica galleria di Milano, che le loro soluzioni siano ancora vivide, e in generale, altamente apprezzate dal mercato. L’occasione che ci dà la Galleria Cardi è di prendere coscienza di un filo rosso che unisce la produzione attuale, con l’humus da cui ebbero origine certe forti scelte formali.
Tra gli anni Settanta e Ottanta, questi artisti contribuiscono ad una svolta che riscatta la sensibilità figurativa: si potrebbe parlare di un graduale ritorno all’immagine, e il cammino è scosceso e non privo di contraddizioni. Si scontrano in quel periodo un movimento freddo ed uno caldo nell’arte contemporanea, l’uno orientato verso la sclerotizzazione concettuale, l’altro neopittoricista, neoespressionista e quant’altro. Le opere in mostra sembrano stare a testimonio dello scontro, a metà tra figura e concetto; basti pensare ad Halley, che nel suo geometrismo respingente e quasi optical, scova una parabola espressiva che rende le forme evocative: il colore rinchiuso dietro le sbarre, le campiture di calce che sembrano muri freddi, fanno delle geometrie astratte la prigione della figura. Il merito di affrancare l’arte da un avanguardismo ossessivo che la spingeva verso la scomparsa anche della più flebile traccia di iconismo è tipico della Pop Art. Qui abbiamo il suo esponente di spicco, Warhol, che con ironia, esalta l’icona commerciale, a livello mitico, come suprema rappresentazione della modernità. Così l’immagine resiste alla furia nichilistica di certi artisti, e arriva come un lascito munifico fino ad oggi, mediata dal concetto, dalle forme della pubblicità e della tv, ma integra tutto sommato. Le invenzioni di Sachs, invertono la prassi del ready made, l’artista riscopre il piacere creativo, dell’uso della materia pittorica, proprio nella ricostruzione dell’oggetto quotidiano; le scritte su masonite e smalto di Gillmore, ritrovano nella grafia, nel lettering il piacere del disegno corsivo, fino all’incisione; gli assemblaggi di Colson, cerchi e intersezioni, superano la semplice giustapposizione di materiali del new realism americano, per suggerire una narrazione; Long, anche se ancora calato nello sperimentalismo non
articoli correlati
Julian Schnabel in mostra alla Galleria Cardi
Sperone: da Wharol al 2000
link correlati
Il sito della Galleria Cardi
Niccolò Manzolini
Durante il periodo di chiusura per restauri, il museo Mauritshuis dell’Aia presterà la sua opera più importante, Ragazza con l’orecchino…
Commissionato come intervento effimero, lo Zanardi equestre di Andrea Pazienza sopravvive grazie a un gesto privato. Oggi riemerge come caso…
Una delle raccolte più ambite, e misteriose, di pittura francese del XVIII secolo, inclusi i capolavori di Jean-Honoré Fragonard, Jean-Antoine…
Tra l’Obama Foundation di Chicago e l’Arco di Trionfo di Donald Trump passa una modalità completamente diversa di organizzare il…
Dalla musica all’arte, dalla memoria alla ricerca interiore: Romina Power presenta il suo nuovo libro alla Feltrinelli di Bologna, in…
Il cinema d’autore e le grandi serie dominano i Golden Globe 2026: tra spille in memoria di Renée Macklin Good…