Karin Andersen ha trovato un compromesso per esaltare il riscoperto gusto per la pittura, congiuntamente al sempre più forte amore per il digitale; il lavori in mostra alla Cannaviello sono infatti tutte grandi stampe digitali su cui l’artista è intervenuta con colori acrilici. La scelta espressiva diventa significativa se si pensa che al digitale è lasciato il
L’effetto è forse più curioso che straniante, ma si tratta di lavori rappresentativi di un rinnovato momento di contaminazione tra analogico e digitale che si può dire stia interessando anche gran parte della nuova figurazione italiana. Possiamo ricordare le connivenze tra arte e Sci-Fi di De Grandi, la trama video nel lavoro di Presicce, il fascino che esercita l’RGB su Pintaldi…
Il tentativo di creare un mondo, per quanto fantastico, molto alienante è intuibile, la visione di questo documento entomologico fantastico è estremamente piacevole; o piuttosto con le parole della curatrice Fabiola Naldi: “quello che traspare è il genere di terrore insinuato tra le pareti artificiose della costruzione pittorica. Una paura inadeguata, immaginaria, alla quale non corrisponde nessun pericolo reale ”.
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niccolò manzolini
mostra visitata il 20 novembre 2002
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Be si! anal-ogico e digi-tale la Kerin Andersen