Su Kirchner, uno dei massimi esponenti dell’espressionismo tedesco, si può pensare di sapere già tutto. Molto è stato visto anche in Italia e proprio a cura della Fondazione Mazzotta in mostre recenti, eppure questa esposizione riesce ancora a sorprendere non solo per la quantità – 138 opere tra cui moltissimi oli di grande formato – ma anche perché documenta quegli esiti estremi della sua ricerca scarsamente considerati fino ad ora dalla critica e poco noti al grande pubblico. Fatta eslcusione della retrospettiva per il centenario della nascita dell’artista, presentata a Berlino, Colonia, Monaco e Zurigo nel 1979-80.
Si tratta di opere dipinte tra il 1926 e il 1932, in cui interagiscono quasi autonomamente piani di colore monocromatici e disegno, una tendenza astratta che l’artista voleva però tenere in costante equilibrio con la realtà. Con lucidità così descriveva questa fase: Se l’arditezza consistesse nel mero omettere, assai facilmente l’artista correrebbe il rischio del nulla assoluto, quel che accade nel caso del signor Mondrian.
E’ uno stile sintetico maturato negli anni trascorsi in Svizzera in una casa di cura, ma che è tappa di un percorso scandito da passaggi logici. Ad esempio, il rapporto linea/colore era già stato indagato nella eccezionale produzione xilografica come il ciclo ispirato al racconto del 1814 di Adalbert von Chamisso La meravigliosa storia di Peter Schlemihl (1915), in cui il protagonista, venduta la sua ombra al demonio, subisce per questo l’ostracismo della società. Nelle cinque versioni si può apprezzare il raffinato gioco combinatorio di colori, inchiostri tipografici e tavole, mezzi espressivi nei quali l’artista riversa il proprio tormento.
In questa presentazione a ritroso non si può non menzionare la presenza di un capolavoro quale è il trittico di Donne al bagno, dipinto tra il 1915 e il 1925, sintesi tra la scoperta di Gauguin e la pittura indiana del VI secolo a.C..
I quadri provengono in gran parte dal Kirchner Museum di Davos, in Svizzera, città dove l’artista trascorse gli anni tra il 1926 e il 1938 con Erna, sua fedele compagna dal 1914 e modella prediletta di molte sue opere.
Apprezzabile infine il servizio didattico offerto dalla Fondazione che si è arricchito ultimamente di un sito internet che offre percorsi calibrati per fasce d’età, nonché approcci interattivi pensati soprattutto per gli studenti. Un agile quaderno è in vendita presso il Bookshop curato dall’Anisa e pensato per gli studenti delle medie superiori.
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il sito della Fondazione Mazzotta
www.mostra.artv.it
www.paperweb.artv.it
Gabriella Anedi
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