La selezione delle opere esposte ha seguito le tracce più profonde lasciate da Ernesto Treccani nella storia dell’arte.
I caratteri salienti della pittura del grande maestro italiano si evincono già ad una prima lettura dell’immagine: festosità cromatica e celerità nell’esecuzione. Quest’ultima sembra in parte dovuta alla tecnica pittorica, ma anche alla totale libertà in cui opera l’artista, scevro da qualsiasi apparente vincolo formale, perché la realtà appare ai suoi occhi proprio così.
Ecco allora prendere forma L’Arlecchinata a Porta Volta, capolavoro di sicura denuncia, che testimonia l’interesse di Treccani per il colore dei Fauves ; per arrivare al lirismo degli ultimi anni, nei quali l’autore privilegia la natura e la figura. E ancora, i Volti, ormai noti al pubblico più attento, il ciclo delle Siepi, inaugurato già nei primi anni ’60 e le Marine.
L’ispirazione improvvisa cede il passo allo schizzo fermato sul foglio per cogliere gli andamenti salienti della trattazione successiva. Ernesto Treccani tende a fissare sulla tela un’impressione che abbia l’intensità ritmica del proprio pensiero, come sinapsi incontenibili e incapaci di esprimersi altrimenti.
Il segno riesce così a cogliere la precarietà della vita, codifica il volubile, l’instabile: la pennellata vibra in continui cambiamenti caratteriali, in un tripudio grafico di linee che danzano sulla tela componendosi in un inno alla joie de vivre. La sua arte, il suo dipingere paiono esprimere proprio per questa accanita necessità di testimonianza, di comunicazione, una completa adesione alla realtà. Non in ultimo, una espansa gioia di vivere, un senso di illimitata libertà, che finiscono con l’improntare ogni persona, ogni oggetto, ogni ambiente ch’egli incontri , che si offrano al suo sguardo.
Segno e colore diventano tensioni e rilassamenti, assumono valori espressivi mutevoli e cangianti in molteplici variazioni del reale. La vita traspare dai colori luminosi e magistralmente accostati, si concretizza nel gesto, calando l’opera nella sua contemporaneità.
La mostra, sviluppata in due momenti differenti (il primo, più importante, presso la Galleria ComoArte, il secondo allo spazio APT), vuole testimoniare l’instancabile desiderio di comunicare il “respiro della vita ”.
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