My Private, uno degli appuntamenti più curiosi in un anno gramo di sorprese per Milano, inaugura finalmente la sua seconda edizione: l’iniziativa si deve ad un collezionista milanese che, acquistata e restaurata una location invita un artista internazionale ad esporre alcune sue opere, solo per una serata, durante le serate della fiera MiArt. Il progetto ha luogo in un edificio milanese fuori dal solito circuito dell’arte contemporanea, in Via Pasteur. Il cortile, le scale, gli originali spazi fuori dagli schemi, il tetto ed i palazzi limitrofi: nessun limite all’invasione di luci al neon, specchi e musica ad alto volume del giovane Patrick Tuttofuoco (Milano, 1974. Vive a Milano).
Entrati nel cortile del numero civico 21 ci si imbatte in Y, 2004 (opera creata appositamente per l’evento): sorta di ingresso obbligato al percorso, è un tunnel delimitato da pareti di specchi che riflettono le luci colorate di tubi al neon, “agganciati” secondo forme geometriche. L’installazione, creata in collaborazione con il gruppo di musica elettronica BHF, ha due lati stereo indipendenti, contemporaneamente azionati da un computer che sposta il suono con intermittenza regolare da una parte all’altra. Il gruppo musicale e l’artista firmano ancora una volta insieme un’opera: diversamente dal solito la fase progettuale ha visto il lavoro di ognuno crescere indipendentemente, per essere “assemblato” solo nell’atto finale: “…è il primo lavoro dove manca completamente la comunicazione, per scelta” ci dice il musicista Tommaso Previdi.
L’aspetto relazionale è sempre al centro del lavoro di Tuttofuoco, sia nei confronti del pubblico che dei suoi collaboratori. Parte fondante dei suoi progetti sono sempre state quelle che egli stesso chiama “relazioni più”, poiché derivano dall’interesse nei confronti di un’altra persona, dando come risultato l’opera. Recentemente è però emersa una nuova dimensione, in cui l’artista possa lavorare su delle “relazioni-zero, [cioè] provare a costruire delle strutture aperte, dei sistemi capaci di generare relazioni con altri solo in un secondo momento e non in fase di progettazione”. Y sembra dunque rimandare proprio a questa nuova modalità di lavoro, radicalmente diversa da quella che è la base progettuale in altre esperienze: ad esempio Boing (2001, animazione, DVD), anch’esso in esposizione. Questo lavoro si basa ancora una volta sulla collaborazione con i BHF, ma è frutto di un vero e proprio workshop in cui la condivisione del progetto ha un ruolo importante. In quest’opera le relazioni interne vengono sublimate nel pensiero dell’artista stesso: i volti delle persone più importanti, deformati ed utilizzati come moduli nell’animazione, vengono fatti rimbalzare, volare, divengono parte di meccanismi ed associazioni, popolano il mondo geometrico ed astratto dell’artista.
Le altre opere esposte sono in parte riprese da lavori precedenti: Brazil (2003, già esposto all’ultima Biennale di Venezia) viene evocato da tre delle dodici palle originarie, sorta di enormi biglie in materiale plastico (e, guarda caso, altre tre erano al MiArt allo stand di Studio Guanzani); l’installazione VS (Tommaso-Rocco) (2004) sembra un ringraziamento ai due musicisti, privo forse di verve; DoJo (2001) è una foto-ricordo del gruppo di qualche anno fa.
Interessante invece …Follow the Sun! (2004): un fascio di luce potentissimo proiettato sui muri dei palazzi del cortile, un simbolo geometrico la cui forma bianca illuminava, ruotando automaticamente, finestre e balconi. E proprio su uno di questi è stato consacrato un co-protagonista autonomo all’evento: un ragazzo dal forte spirito artistico (non si può dire lo stesso di molti abitanti della via, disinteressati e disinformati) interpretava, sotto le luci di un’inaspettata ribalta, figure a corpo libero ed espressioni grottesche.
Nel complesso l’evento è stato festoso e seguitissimo. Artisti, curatori, mondo dell’arte e vicinato di quartiere uniti dai neon accattivanti di un artista sicuramente capace di coinvolgere.
saramicol viscardi
mostra vista il 13 maggio 2004
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...ci mancava solo il pirla che fa il gioco delle ombre cinesi...
...d'altronde patrick "fuorifuoco" é "un artista capace di coinvolgere..
che palle...