Categorie: milano

Dal 21 giugno 2000 al 22 luglio 2000 | Damien Hirst: The Last Supper | Milano, Sala mostre del Centre Culturel Français

di - 11 Luglio 2000

Damien Hirst (Bristol, 1965), uno dei più interessanti e noti esponenti dei “young British Artists” (“giovani artisti inglesi”: generazione affermatasi alla fine degli anni Ottanta, caratterizzata da un forte spirito indipendente e dissacratorio, e dalla capacità di autopromozione, che ha facilitato la loro affermazione sulla scena artistica internazionale e sul mercato), presenta per la prima volta il suo lavoro a Milano, con questa personale atipica dedicata all’Ultima Cena, uno dei temi più amati e frequentati dalla tradizione artistica Occidentale, il cui esempio più noto, al quale questa mostra fa idealmente omaggio, è rappresentato dal
Cenacolo Vinciano nel vicino refettorio di Santa Maria delle Grazie, situato proprio di fronte alla sede espositiva. Il lavoro di Hirst, pur alludendo esplicitamente a questa tematica, ne dà un’interpretazione
personalissima, dissacratoria ed ironica al tempo stesso. Ogni elemento di sacralità è bandito, così come qualsiasi riferimento alla storia e alla tradizione: l’artista ci offre delle vivande quotidiane – pollo, cipolla, fegato, pancetta, insalata e altro – ma in pillole, confezionate come fossero medicinali. La serie di tredici serigrafie, realizzate nel 1999 per la Paragon Press, rappresentano delle confezioni farmaceutiche – dalla grafica riconoscibile caratterizzata dalle forme e dai colori semplici – contenitori di queste vivande asettiche, artificiali, che affermando l’equazione cibo = medicina, creano un effetto straniante. Hirst focalizza così l’attenzione sugli alimenti, ormai sempre più artificiali, manipolati e modificati e pertanto sempre più simili ai farmaci (come non pensare ai cibi arricchiti di vitamine e proteine, alla manipolazione genetica e transgenica?) e a un modo di vita sempre più artefatto che caratterizza la
nostra contemporaneità.

Il tema dell’artificialità e della medicina è ricorrente nella sua opera. Ricordiamo “Pharmacy”, il ristorante londinese – nel quartiere di Notting Hill – il cui arredo interno è stato completamente progettato dall’artista (dagli scaffali colmi di medicinali, alla carta da parati – che rappresenta una composizione di pastiglie di tutte le forme, dimensioni e colori, ai sedili degli sgabelli fatti a guisa di pasticche di aspirina fino all’abbigliamento del personale, che indossa camici da chirurgo): un’opera ambientale dove l’abbinamento cibo – farmaco è il
motivo dominante. Quest’aspetto drammatico, che dall’idea di artificialità, di medicina arriva di conseguenza a toccare i temi della decadenza e della morte (il riferimento più eclatante è “Natural History” – il lavoro più provocatorio e controverso che lo ha reso popolare- la serie animali morti, conservati – interi o sezionati- in formaldeide dentro teche di vetro) non è unilaterale: in Hirst è presente al contempo una componente ironica, che
nasce dallo straniamento. Nel caso di “The Last Supper”, infatti, il cibo in pillole ci fa sorridere, ci riporta all’idea di alimenti futuribili, visti nei film o nei telefilm di fantascienza o letti sui romanzi della serie Urania. L’aspetto narrativo “pop” e “pulp” è ricorrente in tutta l’opera di Hirst, come ben rileva Marco Meneguzzo, nel saggio “L’ultima cena del capitano Kirk”. L’artista utilizza elementi popolari, quando non perfino kitsch, il potere evocativo e simbolico che rivestono nel nostro
immaginario insieme alle fonti culturalmente più alte e rielabora questo materiale eterogeneo, decontestualizzandolo attraverso le parole del titolo
o l’intervento formale. Ironia dissacratoria che rende il lavoro intrigante e ammiccante per lo spettatore. L’arte, per Hirst, permette di evidenziare punti di vista inediti della realtà e pertanto stimola a interrogarci su ciò che diamo per scontato: questa “Ultima Cena” è, in questo senso, esemplare.




Milano, Sala mostre del Centre Culturel Françcais, corso Magenta, 63. Orario di apertura: lunedì-venerdì: ore 10.00-19.00 sabato: ore 9.00-13.00 Chiuso domenica e festivi.
Ingresso libero. Per informazioni: tel. 02/48008015
La mostra è presentata da un testo critico di Marco Meneguzzo, ed è documentata da un manifesto-catalogo a tiratura limitata pubblicato dalla Paragon Press (non in vendita)


Rossella Moratto

[exibart]

Articoli recenti

  • Mostre

Non solo de Chirico. A Milano la grande mostra diffusa sulla Metafisica e la sua eredità nel presente

Parte da Palazzo Reale la grande mostra Metafisica/Metafisiche diffusa su quattro sedi istituzionali di Milano. E indaga a fondo una…

9 Febbraio 2026 18:52
  • Teatro

In Scena: gli spettacoli e i festival della settimana, dal 9 al 15 febbraio

Una selezione degli spettacoli e dei festival più interessanti della settimana, dal 9 al 15 febbraio, in scena nei teatri…

9 Febbraio 2026 18:30
  • Arte contemporanea

Per Francesco Gennari, l’arte è tutto ciò che rimane dell’assenza

Al Laboratorio degli Angeli di Bologna, un progetto espositivo presenta una serie di opere che ci fanno entrare nelle profondità…

9 Febbraio 2026 16:39
  • Mostre

Pennacchio Argentato, come le immagini diventano dispositivi di conflitto

Le opere del duo Pennacchio Argentato mettono in tensione il rapporto tra messaggio e medium: la mostra diffusa negli spazi…

9 Febbraio 2026 15:30
  • Mostre

Nelle opere di Chiara Ventura l’amore è un gesto politico: la mostra a Prato

Negli spazi di Villa Rospigliosi di Prato, la nuova mostra di Chiara Ventura indaga relazioni, limiti e responsabilità affettive, attraverso…

9 Febbraio 2026 12:30
  • Arte contemporanea

Le regole di Sophie Taeuber-Arp per ripensare l’astrazione: la mostra a Parigi

Curve, cerchi e linee ondulate, al centro della mostra che la sede parigina di Hauser & Wirth dedica Sophie Taeuber-Arp:…

9 Febbraio 2026 11:30