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Fino al 6.X.2019 | Preraffaelliti amore e desiderio | Palazzo Reale, Milano

Tra turbamenti, languide carezze e desideri sopiti di femmes fatales angelicate, dal volto melanconico, occhi lucenti  e dalle lunghe chiome, sospese tra amore e morte, si cela la modernità,  nuovi canoni di bellezza e ideali, guardando al passato, al Medioevo, al  Quattrocento italiano. Come lo rivelano le opere dipinte dalla confraternita dei Preraffaelliti, quasi setta segreta, composta inizialmente da sette studenti, i loro leader erano Dante Gabriel Rossetti, Johon Everett Millais e William Holman Hunt, a cui si unirono successivamente Ford Madox Brown, William Morris, Edward Brune-Jones e John W. Waterhouse tutti allievi della Royal Academy, nel 1848 , l’anno delle rivoluzioni in Europa. Questi artisti s’ispirano ai grandi maestri della pittura italiana prima di Raffaello ( da cui l’origine del nome), miti medioevali e personaggi letterari per liberare la pittura vittoriana dalle convenzioni accademiche di una figurazione neoclassicista e retorica sostenuta da Sir Joshua Reynolds. In Inghilterra la pittura italiana si diffonde attraverso le stampe e incisioni di Carlo Lasinio, tratte da dipinti attribuiti a Giotto e ad altri primitivi italiani pubblicate nel volume Pitture a fresco camposanto di Pisa (1812). L’occasione per scoprire 80 opere tra cui numerosi pezzi iconici della celebre collezione Tate, non perdetevi la raffinata mostra “Preraffaelliti. Amore e desiderio”, promossa e prodotta dal Comune di Milano- Cultura, Palazzo Reale e 24 ORE Cultura-Gruppo 24 Ore, organizzata in collaborazione con Tate, a cura di Carol Jacobi, Curator of British Art, 1850-1915 di Tate Britain di Londra, con il contributo scientifico della storica dell’arte Maria Tersa Benedetti, prima studiosa italiana della confraternita dagli ideali rivoluzionari (Catalogo  24 Ore Cultura).
John Ruskin prese a difesa il gruppo dei Preraffaelliti interessati alla fedeltà alla natura, com’è intorno a loro, inoltre  furono tra i primi artisti a dipingere en plein air, molto prima degli impressionisti, anche se l’amore tragico e romantico è il loro tema principale, non è l’unico come si evince dalle opere esposte in mostra. Tra le altre opere incantevoli spiccano quelle di Dante Gabriel Rossetti (1828-1882), traduttore dei versi di Dante in inglese, figlio dell’intellettuale e patriota abruzzese Gabriele, membro della Carboneria italiana in esilio a Londra. Il volto magnetico- manifesto della mostra a Palazzo Reale è di Monna Vanna (1866), derivata da Vita Nova di Dante, l’emblema del modello femminile dalla bellezza opulenta e misteriosa dai tratti non convenzionali dipinto da Rossetti, dai caratteri veneziani, che allude alla Flora di Tiziano agli Uffizi a Firenze.
John William Waterhouse, La Dama di Shalott, 1888, Olio su tela
Tra questi ritratti di donne affascinati e “perverse”, dai capelli per lo più fiammeggianti, labbra carnose e sguardi appassionati, non poteva mancare Beata Beatrix (1864-70), immortalata da Gabriel Dante Rossetti in memoria di sua moglie Elizabeth Siddal, pittrice e poetessa morta sucida nel 1862, nonché modella prediletta dei Preraffaelliti, considerata il prototipo di iconografia femminile languida e spirituale. L’opera che continua a ispirare artisti e fotografi contemporanei, la più instagrammata della mostra è Ophelia(1851-52) di John Everett Millais (1829-1896),  artista devoto alla riproduzione realistica della natura concessa in prestito raramente: icona della confraternita britannica che interpreta  il Medioevo con attitudine umanista e poetica. Tra le altre opere incanta Claudio e Isabella (1850) di William Holman Hunt (1827-1910), ispirata alle tragedie di Shakesperare (Misura per misura, 1604), in cui il protagonista rischia il patibolo se la sorella monaca illibata, non si concede all’aguzzino. Di Arthur Hughes (1832-1915), ipnotizza l’abito color indaco dell’elegante fanciulla nel dipinto Amore d’aprile (1855-56), esposto nel 1855 ed acquistato da William Morris (padre del movimento  Arts & Crafts). Affascina la sensualità sottesa della drammatica Lady of Shalott (1888) di John William Waterhouse, inoltre sono una chicca una serie di ritratti su carta che disegnano volti di una modernità sconvolgente. Tutte le opere sono tecnicamente raffinate, ammagliano i colori luminosi quasi fosforescenti e il realismo dei dettagli naturalistici, in particolare i fiori rappresentano un linguaggio simbolico tutto da esplorare. I Preraffaelliti oltre all’amore e al desiderio, agli intrecci tra pittura, poesia e letteratura si proponevano di affrontare temi scottanti dell’epoca vittoriana. E un tema “moderno”  la loro posizione contro il matrimonio pianificato dalle famiglie a favore delle passioni, dell’amore libero.  Anche le scene sacre sono rese più contemporanee nell’ambientazione e nei costumi rappresentati, così miti e leggende, il gruppo coeso fino al 1853, anno in cui si sciolse, condivideva lo spirito rivoluzionario dell’epoca e si associava alle corporazioni medioevali ai moderni movimenti operai a cui si ispiravano. Irritavano i conservatori protestanti del tempo le scene cattoliche e l’esplicita rappresentazione, da parte di Millais, di Gesù come ragazzo di bottega e dei suoi familiari ritratti come semplici artigiani . Così, tra realismo e complessità  psicologica s’intrecciano in queste opere di indiscutibile qualità tecnica  questioni private vissute  dagli stessi artisti, ideali di nuova  vita e rinnovata bellezza, ecco gli orizzonti rigeneranti della modernità di ieri e di oggi.
Jacqueline Ceresoli
Mostra visitata 18 giugno
Dal 19 giugno al 6 ottobre 2019
Preraffaelliti amore e desiderio
Palazzo Reale, Milano
Palazzo Reale, Piazza Duomo 12, Milano
Catalogo 24 ORE Cultura, Milano.
www.palazzorealemilano.it;  www.mostrapreraffaelliti.com

Jacqueline Ceresoli (1965) storica e critica dell’arte con specializzazione in Archeologia Industriale. Docente universitaria, curatrice di mostre indipendente.

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