Il Museo archeologico Giovio di Como ospiterà la prima esposizione in Italia dedicata a queste regioni dell’Africa. Saranno esposte 25 sculture e maschere lignee Dogon, Bozo, Marka-Fin, Bamana, Malinke e Senufo, 24 ferri rituali Dogon e Bamana, 37 monili in bronzo provenienti dalla regione dei laghi e 200 collane di Mali composte da materiali pregiati e paste vitree di produzione fenicia, romana, araba, indiana, veneziana, olandese a testimonianza di quale importante crocevia commerciale e culturale sia stato l’attuale territorio della Repubblica del Mali. Tutte le opere e gli oggetti in mostra provengono da collezioni private europee. Si tratta di una produzione artistica non ancora conosciuta e riconosciuta dal grande pubblico italiano ma tra le più varie e raffinate del continente africano.
Gli antichi regni di Ghana, Mali, Songhai e Bambara conobbero il massimo splendore tra il IX e il XVI secolo d.C. Il loro dominio si estendeva sulle regioni dell’Africa occidentale bagnate dal vasto bacino fluviale interno del Niger e controllavano le vie carovaniere che dal Mediterraneo portavano libri e merci preziose e quelle che dal golfo i Guinea portavano oro, avorio e schiavi.
Nel XIV secolo la fama di questi regni era giunta in Europa dove si favoleggiava dell’esistenza di un paese dell’oro chiamato regnum Melli.
Prima l’invasione musulmana e poi, in epoca coloniale, quella delle potenze europee determinarono il destino di questi popoli. Eredi degli imperi scomparsi sono le etnie che attualmente, e da secoli, abitano i medesimi territori: i pescatori Bozo; i Marka-Fin, i guerrieri che danzano con maschere ricoperte di placche metalliche; i Malinke dalle splendide acconciature; i Bamana, soprannominati Bambara (gli infedeli) per la strenua difesa dei propri culti di fronte all’invasione musulmana; e poi ancora i Senufo e i Dogon, il popolo delle stelle che gli antichi miti raccontano essere giunti sulla terra da un’astronave.
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