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Fino 28.VII.2018 | Michael Fliri, Animanimism | Galleria Raffaella Cortese, Milano

di - 4 Giugno 2018
A Milano, nella galleria di Raffaella Cortese, inesauribile fonte di re-invenzione concettuale e piattaforma di cross-media, l’espressività plurima dell’arte contemporanea prende forma attraverso tecniche, poetiche e materiali diversi, con opere o installazioni site specific che agiscono sul muscolo del cervello e sui sensi. Nello spazio di via Stradella 1, sorprende Where do I end the world begins, un’installazione di Michael Fliri (nato a Turbe nel 1978), esposta in occasione  della sua terza personale dal titolo “AniManiMism”, in galleria, quale summa della ricerca di un’artista non etichettabile, abile nella sperimentazione di intrecciare pratiche diverse come performance, scultura, fotografia e video. L’installazione comprende sculture nate da un processo di doppio calco, positivo e negativo, di maschere provenienti dal Mask Museum di Diedorf (Germania), soggetti ideali per indagare temi quali la metamorfosi, la mutazione e il travestimento, impliciti nella opere di Fliri, di ieri e di oggi, in cui alterazione, distorsione, trasformazione assumono nuovi significati da scoprire guardandole. L’identità è il suo “atelier” dell’immaginario, in cui la maschera assurge a icona del cambiamento della personalità. Non dimentichiamoci che il termine “persona”, in latino indicava in origine la maschera degli attori teatrali, che serviva in scena per incarnare il personaggio interpretato. La maschera, per l’autore è un presupposto formale e d’indagine filosofica, estremamente coinvolgente, come dimostra nell’installazione inscenata nella galleria milanese. È interessante il suo processo esecutivo di calchi realizzati con una miscela di lacca e gesso versata in una prima maschera successivamente pressata  da una seconda maschera, e questo innesto crea su entrambi i lati un anomalo effetto giano bifronte da vedere e non raccontare, si valorizza
Michael Fliri, Animanimism, vista della mostra, foto di Lorenzo Palmieri
individualità altre, essenze evocatrici di differenti e sconosciute tradizioni culturali che le hanno generate. Anche la nuova serie fotografica My Private Fog II, sviluppa la relazione sottesa tra volto, maschera, persona, all’insegna dell’ambivalenza e turbolenza creativa e identitaria, elementi già insiti nella prima serie fotografica My Private Fog I, del 2014. Fate attenzione all’effetto metamorfico, di trasparenza delle sue maschere trasparenti simili a cristalli, espansioni formali  plasmate dal suo respiro, capaci di evocare lo skyline dei paesaggi  naturali del Sud Tirolo, dove è nato Fliri, alludendo a ghiacciai, pendii rocciosi e altri elementi che segnano la sua identità e vissuto. Nelle sculture della serie Gloves, per la prima volta compaio guanti come “maschere” per le mani, protesi destabilizzanti che immobilizzano il gesto di coprire il volto, e quindi celarne i tratti somatici. La metamorfosi è il tema anche del video installazione a quattro canali AniManiMism, che da il titolo alla sua mostra presentato vide nello spazio di via Stradella 4, realizzato nel 2017 in occasione di una importante mostra dell’artista a De Garage, Cultuurcentrum Mechelen, Belgio. Questo lavoro è sublime, inquietantemente poetico, coinvolgente, in cui si vede la mano che  muovendo la maschera realizzata in materiale trasparente, plasma giochi di ombre proiettate su un telo. E in questa misteriosa danza di genesi di una, nessuna e centomila identità fluide, incanta la potenzialità espressiva di immagini indefinibili, in cui le mani, nel furor del gesto creativo, visualizzano la crasi linguistica tra “mani ” e “animazioni” , contenuta nel titolo del video.
Nel lavoro di Fliri, tutto è movimento e il non definito: la trasformazione perenne tra l’essere e il non essere, apparizione e sparizione, maschera e identità, senza sapere quale, all’insegna della discontinuità, attraverso le sue opere che rispecchiano metaforicamente gli stadi di cambiamento della nostra epoca post organica, di individui-maschere alla ricerca di chissà quale Rinascimento.
Per Michael la metamorfosi è materia fertile del creare essenze aliene, mutanti, in bilico tra tensione formale, manualità e tecnologia: volti-maschere di una generazione “anfibia” dalle forme –informi sfuggenti. Identità possibili di mondo sempre più difficile, di un’umanità lacerata da vuoti esistenziali, disordini sociali, politici e culturali in cui nell’epoca digitale, prevale la paura della perdita e le opportunità sono i rischi di vivere le mutazioni  in atto come prassi di conoscenza.
Jacqueline Ceresoli
Mostra visitata il 16 maggio
Dal 16 maggio al 28 luglio 2018
Michael Fliri, Animanimism
Galleria Raffaella Cortese
1.4, via Alessandro Stratella, Milano
Info: info@galleriaraffaellacortese.com

Jacqueline Ceresoli (1965) storica e critica dell’arte con specializzazione in Archeologia Industriale. Docente universitaria, curatrice di mostre indipendente.

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