Ad inaugurare il ciclo di antologiche che la Civica Galleria d’Arte Moderna di Gallarate ha organizzato per il 2001 è la mostra di Mariapia Fanna Roncoroni. La rassegna, curata da Myriam Zerbi, principia con una serie di ovoidi spaccati, realizzati nei primi anni Settanta. Da queste sculture scabre e primitive, si passa ad un consistente gruppo di opere, testimoni della ricerca dell’artista milanese sul modulo LUILEI. Comparso per la prima volta nel 1978 in un poster, questo segno linguistico e grafico viene incessantemente sperimentato, fino al 1991, in differenti soluzioni plastiche ed ambientali.
Lo si ritrova su tessuto, in rotoli e strisce, su pannelli, in lunghi tubi di plexiglas e persino su intere pareti.
Nato per una mostra al femminile tenutasi a Frascati, il logo della Fanna Roncoroni è significante di un messaggio chiaramente identificabile ed ancora oggi attuale: la donna che penetra, lentamente ed in punta di piedi, nelle trame dell’universo lavorativo e sociale dell’uomo diviene, nelle opere dell’artista, novità ed elemento energizzante. Ciò è visibile anche nell’uso del colore. Ad un LUI nero ed invasivo si contrappone, infatti, una LEI rosso magenta, tonalità che in natura appartiene alla gemma nascente ed alla parte più interna della radice.
Stadio successivo dell’iter creativo della Fanna Roncoroni, di cui la mostra dà testimonianza, è il labirinto. Tondo o quadrato, in legno o in fogli di plastica trasparenti, su semisfera di bronzo o su disegni colorati, diviene spazio archetipico di incontro e di mutazione, in cui spesso compare il modulo LUILEI.
Questo logo si ritrova anche nei lavori di mail art, di cui l’artista si è occupata fin dal 1978, e nei primi “Libri Muti”, a cui la rassegna di Gallarate dedica un’intera sala. Si tratta di volumi in carta, gesso, legno, terracotta e plexiglas, con pagine attraversate da grossi chiodi primitivi da età del ferro, che non si possono più aprire, sfogliare e leggere. Sono, come afferma la stessa Fanna Roncoroni, “reliquari che conservano sigillati sedimenti di vita…testimoni vivi di impotenza e fallimento di ideali…vivai di semi nuovi…”.
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