Le ipotesi di Salvatore Fiume
“Miti, ipotesi, metafore”. Si intitola così la mostra su Salvatore Fiume (1915-1997) che sta per chiudere i battenti a Canzo (Como). Un titolo che immediatamente disegna nello spettatore un’aspettativa che non verrà ingannata.
Pittore, scultore, architetto, scrittore e scenografo, l’artista marchigiano risulta essere affascinato dal tempo, alla continua ricerca dell’atemporalità. Un’atemporalità che la rassegna riunisce e riordina in tre nuclei espositivi, in un percorso itinerante, che si muove dalla Villa Magno Magni ,attraverso il Teatro Sociale, alla Villa Meda. Un percorso che rimane itinerante anche nei temi che lo ritmano.
La prima sezione di Villa Magni offre la possibilità di confrontarsi con dipinti di grandi dimensioni come la Lezione di Anatomia del 1989. Si entra subito nel vivo delle ipotesi fiumane, cioè in quei tentativi di unire passato e futuro nel presente, in quella missione stilistica che vuole scardinare la risolutezza classificatoria del tempo. Un redivivo dottor Tulp si trova a sezionare dopo trecento anni, un’improbabile dama picassiana, distesa sul tempo, su quel tempo che Fiume vuole eliminare convinto che la “mente sia in grado di annullare date, distanze e spazi”, permettendo di ipotizzare nuove forme d’arte.
Questo è il primo grosso nucleo di opere esposte, giocate appunto sul recupero della tradizione, non solo in termini stilistici e compositivi, ma soprattutto iconografici. La costruzione di ipotesi figurative, piene di sperimentazione, denudano un amore confessato per la Spagna di Goya e di Velasquez.
Un secondo gruppo di lavori si incentra invece sull’attività del pittore come scenografo: paesaggi metafisici, che dalla lezione di un altro grande del passato, Piero della Francesca, si trasformano in
L’ultima sezione della mostra, quella di Villa Meda, è dedicata all’attività di scultore. Si ravvisa qui un senso del racconto stilisticamente nutrito di quel serbatoio primitivo tipico del primo Novecento, un piacere nella modellazione alla ricerca del “mutismo che i grandi scrittori infondono alle loro statue”.
Dall’intero itinerario espositivo emerge la figura di un uomo affascinato dal tempo, e che nel tempo ha trovato motivo d’ispirazione come lui stesso scrive: “Ho dipinto le ipotesi della contemporaneità di opere di epoche ed autori differenti, mettendoci immagini ricorrenti della mia pittura, quasi fosse arrivata anche per essi, l’occasione di ipotizzarsi senza datazione, proiettate nel tempo”.
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