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Fino al 10.III.2016 | Marco Paganini, IN-TIME | Renata Fabbri Arte Contemporanea, Milano |

di - 2 Marzo 2016
È leggero, ma non superficiale Marco Paganini (1984), lo si intuisce dalla scultura in vetrina al piano terra della galleria di Renata Fabbri, talent scout coraggiosa, dal titolo paradossale Benché nessuno degli elementi che compongono l’opera appartenga propriamente alla dimensione marina tutto sembra condurvici (2016), composta da un letto in ferro e senza materasso, dove tra le doghe fluttuano pesci rossi nelle classiche ampolle sferiche di vetro, come un omaggio a quelli dipinti da Matisse. Il titolo della mostra personale del giovane artista milanese “In-Time”, è il messaggio di una sottesa dialettica tra il concetto di tempo esterno e quello intimo e privato, scandito da cortocircuiti visivi, con elementi formali e simbolici sottosopra in bilico tra dimensioni oniriche, dove sogni o sonni oltre il tempo si dissolvono in un mare immaginato. E qui anche il letto è in equilibrio precario, poggia su ampolle di vetro, pietre, e a guardarlo bene sembra spiccare il volo da un momento all’altro, come accade nelle fiabe. Anche le sue Gocce cadute da altezze determinate (2016): macchie d’inchiostro su carta, appese in basso a pochi centimetri dal pavimento sulla parte candida della galleria, lo sguardo si posa su impalpabili impronte di gocce di rugiada, di vapore acqueo o di lacrime trattenute, che evocano istanti, segni indelebili di attimi fuggenti, o forse di emozioni vissute, ieri, domani, chissà.

Nella seconda sala, sempre al piano terra della galleria, sorprende l’opera Ti vedo (2013): due specchi trattenuti da cornici volutamente leziose, che piacerebbero alla matrigna di Biancaneve, alle Sirene incantatrici, quelle che conducono alla perdizione nella voluttà e vanità, spiazzanti perché collocati in alto, dove non te lo aspetti, che si integrano con l’ambiente e definiscono una veduta angolare, “strabica”, giocata sull’inganno ottico, alterano la percezione al aldilà del ovunque. È un viaggio surreale negli abissi di un “mondo alla rovescia” con superfici d’acqua cristallizzati, specchianti che schiudono lo sguardo oltre la percezione dello spazio e il tempo dove naufraga la ragione, e qui l’Orfeo di Jean Cocteau troverebbe una dimora ideale. Ancor più strettamente legate alla raffinata “tenzone” tra lo spazio interno e quello esterno, tra l’io e l’altro, sono al piano interrato della galleria, dove l’installazione Inside (2015-16), composta da una serie di otto elementi apribili su appuntamento, tutti i mercoledì e i venerdì, si trasforma in un dispositivo di relazione tra il visitatore curioso e l’autore, a scatola chiusa. Così tra l’apertura di un contenitore e l’altro, si generano narrazioni di un tempo tutto da vivere più che da raccontare. I suoi contenitori, scatole, o meglio scrigni arcani narrano storie, invitano a perdetevi in una improbabile caccia al tesoro, immaginando l’isola che non c’è, in cui un uovo, un corallo, un pesce, abitante degli abissi, e altri elementi simbolici sembrano alla ricerca di senso, si fanno linguaggi di un inconscio, in cui l’enigma potrebbe essere una chiave d’interpretazione.
Jacqueline Ceresoli
mostra visitata l’8 febbraio
Dall’8 febbraio al 10 marzo 2016
Marco Paganini, IN-TIME
Renata Fabbri Arte Contemporanea,
via Stoppani 15/A Milano
Orari: da martedì a sabato dalle 15.30 alle 19.30; domenica e lunedì chiuso

Jacqueline Ceresoli (1965) storica e critica dell’arte con specializzazione in Archeologia Industriale. Docente universitaria, curatrice di mostre indipendente.

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