Una delle esigenze più impellenti per l’arte italiana è la rivalutazione dell’astrattismo, per nulla lingua morta. La galleria Il Torchio -che sta compiendo un passaggio consistente nell’affiancamento di artisti contemporanei agli artisti storici trattati dalla galleria (in quest’ottica si pone anche l’imminente allargamento degli spazi)- presenta una doppia personale in cui ripropone un maestro del genere insieme ad un giovane artista che attualizza astrattismo e spazialismo.
Achille Perilli (Roma, 1927), autore di un astrattismo caldo, è noto per gli agglomerati di forme che somigliano alla proiezione sul piano di parallelepipedi ma che risultano alla fine inverosimili ed irregolari, quasi irrisolti allo sguardo. Egli compie un utilizzo del colore forte -gradevole e rigoroso insieme- e supporta il proprio lavoro con una voluta imprecisione che va a vantaggio dell’espressività.
I dipinti recenti presentati in mostra sono quasi trasposizioni bidimensionali delle sculture di alberi, piuttosto stilizzati, che l’artista ha realizzato lungo tutti gli anni novanta. La leggerezza cromatica e compositiva di queste opere fa pensare a degli aquiloni ancorati a terra dalla prospettiva piatta e dallo sfondo ruvido.
Paolo Radi (Roma, 1966), giovane artista presente alla recente sezione napoletana della Quadriennale, costruisce veri e propri quadri-scultura: dal supporto, costituito da una tavola di legno, sporgono forme sinuose ma consistenti, onde statiche di pvc semitrasparenti che lasciano intravedere una forma solida sottostante, come un gioiello incastonato nell’ambra.
Il costante raffinamento delle opere di Radi è risultato evidente nei lavori realizzati negli ultimi mesi, manifestando la tendenza verso un equilibrio fra corposità e rarefazione che dona una sorta di classicità alla sua arte pur fortemente contemporanea.
Radi parla di “memoria e ricordo”, in maniera molto appropriata, dato che le opere rappresentano al meglio il processo di sedimentazione e di parziale rimozione che è proprio del dialogo fra memoria di lungo e breve periodo.
L’accostamento risulta efficace: anche se si tratta di due artisti che condividono solo una certa poetica (quella della creazione di visioni aleatorie, “in-visioni” come nel titolo della mostra), l’allestimento ragionato determina un dialogo, a distanza –sì- ma proficuo.
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