Il 2004 (anno dedicato alla donna nell’arte) appena finito, si chiude nella galleria di Primo Marella con una mostra sulla consapevolezza di essere donna. La donna che sa cosa vuole da se stessa –parafrasando il titolo della mostra- è sia l’artista, autrice dell’opera, che, nella maggior parte dei casi, la protagonista dell’opera stessa. E chi meglio di una pop star idolo di ogni tredicenne che si rispetti come Christina Aguilera poteva “vestire i panni” (e quindi essere protagonista) del contemporaneo San Sebastiano nell’opera di Dawn Mellor?
Diversa sorte hanno le donne di Michela Lorenzi. Delineate da leggeri tratti, private del colore e del volume dei loro corpi, si trasformano in perfetti manichini di fashion design dal gusto seventies.
L’atmosfera, le feste, la musica, ma anche la moda, degli anni ’60 e ’70 ritornano attraverso il ritmo sincopato di Play, il video di Liisa Lounila (che ha rappresentato la Finlandia all’ultima Biennale di Venezia). La sua tendenza ad enfatizzare ogni attimo, a rallentare il tempo si espleta nel video, alternando scene estremamente rallentate e pause di schermo nero, nei dipinti invece, nell’incredibile fissità delle figure, che emergono dal cupo sfondo, come colpite da un flash inaspettato.
Di impronta più cinematografica Kiss and Shoot – Radiant Fantasy (videofilm 16’) di Emanuelle Antille che utilizza alcuni cliché kubrikiani come i deserti corridoi di Shining o gli ambigui party alto borghesi di Eyes Wide Shut, per creare un’angosciosa suspance di ricercata finezza.
Più distensivi sono i paesaggi primordiali, costellati da tonalità fluorescenti e popolati di organismi monocellulari, che vengono riprodotti dalle opere di Alisa Margolis. Sembrano appartenere ad una realtà ultraterrena, retta da un diverso ordine temporale e da leggi sconosciute. Una realtà generata da una fantasia tanto fluttuante quanto
Unione e commistione di cultura orientale e occidentale è riscontrabile anche nei lavori di Shinako Sato. Il linearismo spregiudicato degli antichi disegni viene accostato alla tridimensionalità digitale delle riviste, sulla falsa riga degli stralunati collage di Richard Hamilton.
In ultima analisi, il femminile, risulta così corredato (come nel titolo di un geniale libretto di aforismi di Anna Maria Mori) dell’aggettivo irregolare. Unica parola in grado di descriverlo in modo esaustivo e sintetico ad un tempo solo.
claudio musso
mostra visitata il 29 dicembre 2004
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rigorosamente non italiani... la consapevolezza di essere donna.... ma fatemi il piacere!