L’uomo, durante ogni epoca, ha sempre cercato di fissare nel tempo la propria immagine. Eternare qualcosa che per sua natura è mutabile e soggetto allo scorrere del tempo, esorcizzando così l’atavica paura della morte. L’arte attraverso il ritratto ha cercato di rispondere a questa ambizione. Tantissimi artisti di ogni periodo storico si sono accostati al genere, ognuno secondo la propria sensibilità e concezione artistica. La mostra presenta al pubblico un’ampia rassegna di ritratti e autoritratti, un centinaio tra quadri e sculture, che coprono un arco di cinque secoli. Da Lotto a Freud e da Tiziano a De Chirico sono le coordinate proposte dal curatore Vittorio Sgarbi. Molti altri sono gli artisti presenti, tra cui El Greco, il Guercino, il Baciccio, Giacomo Ceruti, Fausto Pirandello (figlio dello scrittore Luigi) e Andy Warhol. Ampio spazio è dedicato anche ai pittori locali. Lungo il percorso espositivo personaggi rappresentati e spettatori si scambiano sguardi, quasi ad osservarsi e scrutarsi reciprocamente. È infatti lo sguardo l’elemento caratterizzante il volto del personaggio raffigurato, lo specchio dell’anima in grado di esteriorizzare emozioni, sentimenti e stati d’animo.
Di grande introspezione psicologica i ritratti di Lorenzo Lotto (1480-1556). Nel Giovane in nero (1547 c.a) regna un’atmosfera di sospensione e attesa. Lo sfondo cupo tende a diventare un tutt’uno con l’abito nero del giovane, fino ad avvolgere quasi tutta la figura. Il volto emerge dalla tela grazie ad una flebile luce che lo illumina da sinistra. Lo sguardo malinconico del giovane lascia trasparire la sua inquietudine interiore. La pergamena che tiene in mano tende ad aggiungere mistero. Nei ritratti gli oggetti assumono spesso un significato allusivo e tendono a caratterizzare
L’assenza di idealizzazione trova il suo punto massimo in Lucian Freud (1922).
Nelle sue incisioni (Testa e spalla di ragazza, 1990 e Grandi teste, 1993) ci troviamo di fronte ad un’umanità alienata dall’esistenza e profondamente toccata dal dramma della solitudine. I lineamenti del volto vengono distorti in espressioni grottesche. Durante il corso della sua vita Giorgio de Chirico (1888-1978) realizzò parecchi autoritratti, alcuni dei quali ricchi di elementi enigmatici. In questo ci troviamo davanti ad un de Chirico anziano, segnato dal trascorrere del tempo. Lo sguardo severo crea nei confronti dello spettatore un’ attrazione magnetica, mentre il prevalere del colore rosso trascina in una dimensione surreale quasi apocalittica.
paolo francesconi
mostra visitata il 18 dicembre 2005
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