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Fino al 12.III.2016 | BOOM 60! Era arte moderna | Museo del Novecento, Milano |

di - 16 Dicembre 2016
In genere alle inaugurazioni si va per vedere bella gente e sorridere di carampane passate al Sidol, fare a pugni nella calca famelica sul buffet, o magari incrociare lo sguardo di un ottuagenario inossidabile come Tony Dallara, che dopo Romantica s’è messo a far l’artista d’avanguardia. Insomma, tutto tranne che (poter) vedere la mostra. Pagato lo scotto alla mondanità, torno al Museo del Novecento in un feriale di bonaccia, intenzionato ad apprezzare “BOOM 60! Era arte moderna”, a cura di Mariella Milan e Desdemona Ventroni con Maria Grazia Messina e Antonello Negri, catalogo Electa, visitabile fino al 12 marzo 2017.
Eccellente l’idea: una documentata riflessione/celebrazione di un felice decennio della produzione artistica durante un altrettanto felice decennio di vita economica e sociale italiana – tema caldo di questi tempi: Italia Pop  – alla Fondazione Magnani Rocca di Mamiano, Parma, tratta lo stesso periodo – attraverso la “restituzione mediatica – è scritto – , tramite popolarissimi canali di comunicazione di massa”. Al piano terra si rivedono alcuni gioielli di quei gloriosi Sessanta, molti dei quali nella collezione dello stesso museo milanese (fra questi, un delizioso Fautrier, spettacolari Dova), per poi spostarsi al quarto piano della emeroteca, quindi uscire dall’Arengario per rientrare negli spazi di Piazzetta Reale (vivace l’allestimento dell’Altelier Mendini, ma stracarico di riflessioni fastidiose nei giochi di specchi).
La sala al piano superiore offre la viva testimonianza di riviste illustrate e rotocalchi dell’epoca – Oggi, Gente, La Domenica del Corriere, Le Ore, L’Illustrazione italiana, L’Europeo, ABC… Incroci a volte casuali, a volte no, fra protagonisti dell’arte di quel tempo e personaggi dello spettacolo e della vita sociale contemporanea, da Mike Bongiorno che presenta a Lascia e Raddoppia il vittorioso collezionista al Campionissimo alle prese con un Picasso.

Situazioni che mostrano consentaneità fra ambienti artistici e “spazio esterno”: pittori e scultori come rappresentanti, testimonial si direbbe oggi, di un mondo votato al successo economico: eloquente il servizio fotografico del settimanale Tempo (gennaio ’61) che vede Capogrossi mostrare molto da vicino i suoi celebri forchettoni a una stuzzicante – e stuzzicata – Gina Lollobrigida. Un mondo abitato da figure di spicco, Loren, Callas, intellettuali, ma anche da star e starlette.
Significativo il caso del pittore Bernard Buffet, caduto nell’oblio dopo essere stato il beniamino del jet set di quel pazzo momento a Parigi, Montecarlo e altrove. Contatti che arrivano a coniare espressioni degne di succulente gourmandises: la “pittura al salto” di Mathieu. Ma non solo di status symbol la mostra racconta. Proprio il citato Tempo, ad esempio, segue da vicino l’attività del gallerista Carlo Cardazzo, segno di un’attenzione non convenzionale, e non soltanto di natura mercantile, per il lavoro intorno e sulla produzione artistica. La pubblicistica d’allora testimoniava di polemiche e diffidenze di certa stampa, bacchettona e non, condite con parole e illustrazioni di sapido sarcasmo sulla presunta “facilità” di tagli e imbrattamenti di tele, laddove accolti a braccia aperte restavano, sia pur con dovuti distinguo, gli alfieri del figurativo, rassicurante e di successo garantito: Guttuso, Cassinari per il quale posa un’ancor giovane étoile Carla Fracci, piuttosto che Carlo Levi, Campigli o Annigoni, “cesareo” in salsa borghese.
Un solo peccato, mortale: la presentazione di riviste e rotocalchi adagiati nelle bacheche è quasi sempre priva di datazione, a volte è assente persino l’indicazione della testata. Perché il fatto è grave? Chi scrive è riuscito a stento a riconoscere – recuperando nella grafica lontani ricordi d’infanzia – un Radiocorriere Tv che indicava in programmazione serale (oggi si direbbe “in seconda fascia”) un ritratto di Dalì. Ma i più giovani, gli studenti che certo non mancheranno di visitare accompagnati da disorientati insegnanti, che capiranno?
Luigi Abbate
Mostra visitata il 10 novembre
Dal 18 ottobre 2016 al 12 marzo 2017
Museo del Novecento
Via Marconi 1 Milano,
Orari: lunedì 14.30 – 19.30
martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30 – 19.30
giovedì e sabato 9.30 – 22.30
Info: Tel. 02.88444061
www.museodelnovecento.org

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